{{IMG_SX}}Roma, 5 maggio 2008 - I consumi degli italiani vanno male, anzi malissimo: a marzo, su base annua, la flessione è stata sensibile e nell'ordine dell'1,7%. Secondo la Confcommercio, si tratta del dato peggiore degli ultimi tre anni (cioè dall'inizio del 2005) che conferma così il "permanere di una crisi profonda e strutturale della domanda interna".

 

La novità è che il tessile-abbigliamento - uno dei settori tradizionalmente più colpito - mostra una contenuta crescita (+0,3%), anche se, per Confcommercio, l'evoluzione "non è peraltro in grado di attenuare le difficoltà in cui versa il settore". Ancora un segnomeno invece per gli alimentari nonostante Pasqua: a marzo, rispetto all'analogo mese dello scorso anno, la riduzione delle quantità acquistate è stata dell'1,1% (-1,7% nel primo trimestre).

 

Cionondimeno, il peso dell'alimentare sul 'paniere della spesa' degli italiani nel 2007 è salito al 17,7%, rispetto al 16,2% di due anni prima: dai dati diffusi da Federalimentare in occasione dell'assemblea annuale a Cibus, il salone internazionale dell'Italian Food inaugurato oggi a Parma, si evince però che i prezzi alimentari al consumo hanno superato il tasso di inflazione e che la media dei prezzi alimentari alla produzione è salita del +9,8% (febbraio 2007-2008), mentre nello stesso arco di tempo i prezzi alimentari al consumo dell'alimentare trasformato sono aumentati del +5%.

 

Tornando invece alla Confcommercio, i dati sui consumi evidenziano che alcuni settori come i beni e servizi per la mobilità sono in caduta libera (-14,8% rispetto all'analogo mese del 2007). Le cose vanno invece meglio per le comunicazioni (+9,8%) e per la cura della persona (+3,3%). Per Mario Ferrara, responsabile politiche di bilancio di Forza Italia, la colpa è da ricercare dell'«inefficacia» delle politiche economiche del governo Prodi. "L'aggravio delle imposte, il brusco stop allo sviluppo, le troppe spese improduttive - sostiene - generate dalle politiche di sviluppo e crescita del governo di centrosinistra hanno frenato ulteriormente i consumi".

 

Le associazioni dei consumatori chiedono dal canto loro una riduzione dei prezzi di "almeno" il 15-20% mentre l'Adoc fa i conti in tasca agli italiani: i rincari peseranno sulle famiglie per 1.200 euro l'anno. Insomma, i prezzi lievitano e le famiglie stringono la cinghia spendendo di meno ma Confcommercio una ricetta ce l'ha e sta "nel cassetto" da diverso tempo: ridurre le tasse e contestualmente la spesa pubblica, spiega il presidente Carlo Sangalli.