Metà degli Anni 90. Durante un GP d'Inghilterra, nel paddock spunta all'improvviso Lady Diana. Sembra un'apparizione, frutto magari di qualche goccio di whisky in più del necessario, ma è la pura realtà. Persino lei, che era la donna più popolare del pianeta e già al centro di tanti pettegolezzi, non aveva resistito al fascino di un luogo che è mito puro. Per gli inglesi, infatti, Silverstone ha una valenza speciale: qui, nei giorni più cupi della Seconda Guerra Mondiale, c'era la base degli aerei della RAF  che ogni notte dovevano combattere la battaglia dei cieli contro i velivoli della Germania nazista.

Con il tempo, finita la guerra, questo luogo è diventato una sorta di Silicon Valley dell'automobilismo, dove hanno sede quasi tutte le scuderie della Formula 1 moderna.  In questa zona si sono sviluppati una fiorentissima industria aviospaziale e un polo di ricerca all'avanguardia che inevitabilmente trovano molti punti di contatto con l'ingegneria delle monoposto, quando si tratta di motori e aerodinamica.

Vincere a Silverstone, insomma, vuol dire entrare nella storia, come fece la Ferrari nel 1951, conquistando il suo primo, storico Gran Premio con l'argentino Froilàn Gonzàlez, detto “El Cabezon”. Vuol dire essere associati ad alcuni dei più grandi interpreti della velocità, come Nigel Mansell, il pilota di casa che su queste curve, in pieni Anni 80, era capace di esaltarsi come pochi anni. E sempre a Silverstone, nel 1989, un'altra scuderia italiana, la Minardi, ottenne una delle soddisfazioni più grandi: un quinto posto, al termine di una straordinaria rimonta, strappato da Pierluigi Martini. Proprio lui, in questo episodio, racconta quell'impresa a Leo Turrini.