Il Gran Premio di Imola è il simbolo di un'eccellenza italiana ritrovata nel contesto della F1. La sua storia mette insieme la tragedia, la gioia, l'entusiasmo, il dolore. Comincia da molto lontano, all'alba degli Anni 80, dall'amore viscerale che Enzo Ferrari aveva per questo autodromo, come testimonia il ricordo di Mauro Forghieri (per oltre vent'anni il più stretto collaboratore del Drake di Maranello), e prosegue tuttora grazie alla passione per questa pista scoperta da molti campioni di oggi.

Qui sono avvenuti alcuni episodi che hanno fatto epoca, a partire dal duello inatteso tra le Ferrari di Villeneuve e Pironi nel 1982. Quella domenica di fine aprile “L'Aviatore” canadese era considerato il favorito naturale per il successo, anche perché il compagno di squadra francese, a cui era legato da un rapporto di amicizia profonda, pareva perfetto per il ruolo di scudiero, di valletto. Pironi, però, non aveva mai vinto un GP con la Ferrari e decise di colmare quel vuoto giusto in quella occasione. Ne nacque uno psicodramma: Villeneuve interpretò quello sgarbo come un tradimento ed entrò in una sorta di depressione psicologica che, a detta di molti, non fu estranea alll'incidente avvenuto meno di due settimane dopo, durante le prove del GP del Belgio, a Zolder, in cui Villeneuve trovò la morte.

Dodici anni più tardi, sempre a Imola, la tragica fine di Ayrton Senna. Leo Turrini la rievoca con commozione, rivelando anche di aver scambiato un ultimo sguardo nel paddock dietro i box con il pilota brasiliano, poche ore dopo la drammatica fine dell'austriaco Ratzenberger. «Quel giorno cambiò per sempre la storia della Formula 1», racconta Turrini, «e non solo perché se ne andava un campione amatissimo: cambiò per sempre perché tutti recuperammo la consapevolezza che il rischio non sarebbe mai stato eliminato».

E proprio qui, nell'autunno del 2020, la F1 ha deciso di tornare per effetto di una disgrazia planetaria, la pandemia, che ha costretto gli organizzatori del campionato del mondo a individuare sedi che potessero ospitare l'evento senza rischiare di ritrovarsi in aree particolarmente colpite dal contagio. E questa necessità ha scatenato una reazione ha inorgoglito tutti quelli che conoscono la storia e la leggenda di Imola. I piloti di oggi, di cui quasi nessuno aveva mai gareggiato nell'autodromo “Enzo e Dino Ferrari”, si sono immediatamente innamorati del tracciato. In particolare Lewis Hamilton, che dopo aver vinto la corsa, lo scorso anno, ha detto: «Qui si respira la storia, qui si respira la leggenda: dobbiamo fare in modo di tornare».