Domenico Modugno al Festival di Sanremo nel 1958  (Archivio Publifoto, foto Nick Giordano)
Domenico Modugno al Festival di Sanremo nel 1958 (Archivio Publifoto, foto Nick Giordano)

Bologna, 24 novembre 2019 - Attraversa nel volgere di pochi minuti un infinito universo emotivo, offre un profondo punto di vista sulla società, mescolando il piacere dell’intrattenimento con la testimonianza. Fa innamorare, spinge alla ribellione, diverte, fa sognare. Ognuno ha nella sua mente, nel suo passato la propria personale playlist. Brani che, meglio di qualsiasi altro linguaggio, raccontano chi siamo. Una esperienza di condivisone, quella della canzone, che sarà possibile rivivere visitando la mostra Noi, Non erano solo canzonette, a cura di Gianpaolo Brusini, Giovanni De Luna e Lucio Salvini, con la collaborazione, tra i tanti, di musicisti come Vittorio Nocenzi, Fabri Fibra e Omar Pedrini, del regista Marco Tullio Giordana e di Giorgio Olmoti.

Brusini, la vostra esposizione racconta la canzone italiana dal 1958 al 1982. Perché avete scelto questo arco temporale?
"Il viaggio nella musica, quella delle ‘canzonette’, che abbiamo messo in scena a Palazzo Belloni, aveva bisogno di due date simboliche, che fossero il più evocative possibile. Sia da un punto di vista sociale che sonoro. Il 1958 ci è parso perfetto per incominciare. È l’anno dell’inizio del boom economico, dell’esplosione dei consumi, della rapida industrializzazione. Ma è anche l’anno di Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno a Sanremo, una canzone che si butta alle spalle ogni conformismo, che accentua l’importanza della gestualità, con quell’abbraccio al cielo".

E il 1982?
"È il momento della vittoria italiana ai Mondiali di Madrid, quando l’Italia, tutta, si sente unita da un altro abbraccio, quello di Paolo Rossi. E per la musica è un anno epocale. Dopo la canzone d’autore più impegnata degli anni ’70, arriva dagli Stati Uniti la disco, c’è il rap, le menti tornano ad aprirsi".

In mezzo decenni di storia italiana.
"Una storia che noi raccontiamo con le canzoni che di quelle epoche sono state sempre lo specchio, ma che spesso hanno avuto la capacità di anticiparne le tensioni, di offrire al pubblico visioni di quello che sarebbe avvenuto. Una forza che fa della musica cosiddetta leggera una forma di arte unica, che noi vorremmo, anche con questa mostra, che fosse considerata per il suo importante valore culturale".

Un valore che fa dell’inclusione il suo segno identitario.
"Sì per questo abbiamo scelto come titolo Noi , perché la mostra non è pensata come una carrellata di brani famosi, ma come una serrata narrazione nella quale ognuno potrà ritrovare la canzone capace di trasportarlo in un periodo della sua esistenza".

Come si sviluppa il percorso espositivo?
"È un itinerario che passa per 11 sezioni, ognuna a testimoniare un periodo storico, dal consumismo di Carosello alla conquista del tempo libero con Abbronzatissimi , dall’emancipazione femminile con Pensiero stupendo . I visitatori potranno ascoltare 100 canzoni, non solo diffuse in sala, ma anche azionando i giradischi e fruendo la propria scelta in cuffia, mentre tutto intorno un ampio apparato iconografico renderà ancora più evidente il legame tra la musica e la memoria".