Jessica Rossi (Ansa)
Jessica Rossi (Ansa)
Una predestinata. E, ora, l’onore più bello. Quello di essere, insieme con Elia Viviani, la portabandiera azzurra ai Olimpiadi di Tokyo. Potrebbe essere il premio a una straordinaria carriera. E in effetti lo se. Se non fosse che Jessica Rossi di anni ne ha solo 29 e vorrebbe, se possibile, continuare a scendere in pedana. E vincere, come spesso le accade dal 2009 a oggi. Quando scende in pedana ci sono solo lei, il suo fucile e quel piattello da mandare in mille pezzi. Talento, capacità e spirito di sacrificio: sono questi i segreti di una ragazza...

Una predestinata. E, ora, l’onore più bello. Quello di essere, insieme con Elia Viviani, la portabandiera azzurra ai Olimpiadi di Tokyo. Potrebbe essere il premio a una straordinaria carriera. E in effetti lo se. Se non fosse che Jessica Rossi di anni ne ha solo 29 e vorrebbe, se possibile, continuare a scendere in pedana. E vincere, come spesso le accade dal 2009 a oggi.

Quando scende in pedana ci sono solo lei, il suo fucile e quel piattello da mandare in mille pezzi. Talento, capacità e spirito di sacrificio: sono questi i segreti di una ragazza profondamente attaccata alla sua terra e al suo paese. Quando vinse l’oro, a Londra, stupendo il mondo, il primo pensiero fu per la sua terra. Qualche mese prima c’era stato un terribile terremoto: c’erano paesi da tirare nuovamente su, rimboccandosi le maniche.

E lei, che quando si tratta di lavorare non si tira mai indietro, dedicò l’oro ai suoi compaesani. Per questo motivo, Jessica, ha in testa un altro pensiero meraviglioso. Vincere un altro oro olimpico, per dedicarlo, questa volta, al paese Italia, messo in ginocchio dalla pandemia e dal lockdown, ma con la voglia di rialzarsi.

Una telefonata cambia la vita, diceva una vecchia pubblicità. Una telefonata le ha impedito, a lungo, di prendere sonno con tranquillità. Era in raduno con la nazionale, era a tavola con i compagni di squadra. La voce, dall’altra parte della cornetta, le disse di allontanarsi dai compagni.

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Cuore a mille, più che in pedana. Aveva già capito tutto. Dall’altra parte della cornetta c’era il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, che le anticipava la scelta del portabandiera. Le comunicava che uno dei due sarebbe stato lei. Ma di non dirlo a nessuno perché il tutto sarebbe stato ufficializzato il giorno dopo.

Una notte insonne, ripensando a una carriera straordinaria. Ai sacrifici suoi e della famiglia. Già, perché Jessica comincia a sparare giovanissima. Non è maggiorenne e non può disporre del porto d’armi. Che allora, per forza di cose, viene intestato a mamma Monica, che un fucile non l’ha nemmeno mai preso per le mani.

"E’ qualcosa che non si può spiegare – ripete Jessica ripensando al ruolo di portabandiera – perché a Tokyo ci sarò io, con il tricolore. E il peso e l’onore di rappresentare una nazione. Il mio paese. Qualcosa che vale più di qualsiasi trionfo".

Continua a sparare e vincere, Jessica, va al Quirinale e riceve la bandiera dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per la poliziotta di Crevalcore il massimo dei riconoscimenti.

Ma la sua favola non è ancora finita. Scommettiamo che continuerà a vincere sotto lo sguardo attento e affettuoso di un direttore tecnico, Albano Pera, che l’ha scoperta giovanissima e continua a credere in lei?