Roma, 6 agosto 2021 - Chiedi a un bambino che cosa sogna di fare da grande e quasi sicuramente ti risponderà il calciatore. Forse dopo i successi raggiunti in queste Olimpiadi di Tokyo 2020, qualche piccolo avrà cambiato i suoi piani. E ora guarderà Marcell Jacobs come il nuovo eroe da imitare. Ma anche il campione olimpico nei 100 metri da giovane tirava calci al pallone a Desenzano del Garda e solo dopo qualche anno ha capito che nel suo destino c'era la corsa. E che corsa. 

Il programma del 7 agosto 

L'uomo, che ha riscritto la storia dell'atletica, oggi è risalito sul podio olimpico di nuovo, assieme ai compagni Lorenzo Patta, Fausto Desalu e Filippo Tortu, per un altro oro nella staffetta 4x100. E ciò che accumuna i quattro, oltre a essere i più veloci del mondo, era proprio il calcio. Quel sogno nel cassetto poi stravolto e coronato oggi, insieme. 

Italiani in gara il 7 agosto Azzurri a caccia di medaglia

Lorenzo Patta, 21enne di Oristano, ha scoperto le piste soltanto nella primavera del 2016, attraverso le gare degli Studenteschi. Fino a quel momento era un calciatore del 'La Palma Monte Urpinu', nel ruolo di attaccante esterno. A lanciarlo nel mondo dell'atletica è stato Francesco Garau, docente di educazione fisica, che qualche anno fa lo ha strappato ai gol e il resto è venuto da sè. "Un'emozione indescrivibile", ha commentato oggi Garau, "ma arrivare all'oro forse era un sogno troppo azzardato". Una storia nata a scuola, allo scientifico Mariano IV di Oristano: "Me l'ha segnalato un collega, Marco Meletti- ha raccontato - dai giochi studenteschi aveva visto delle buone doti. Ma c'era un problema. Lorenzo era un calciatore che segnava gol a grappoli. La cosa più difficile è stato convincerlo a dedicarsi all'atletica. Piano piano ci siamo riusciti: prima faceva tutti e due, il campionato di calcio sino a maggio, poi l'atletica d'estate. Poi sono arrivate le vittorie a livello allievi. E lì si è convinto anche lui".

I risultati del 6 agosto

Di origini nigeriane, ma nato e cresciuto in Italia, Eseosa Desalu ha acquisito la cittadinanza appena diventato maggiorenne, nel 2012. E anche lui ha iniziato sui campetti da calcio, per poi convincersi, dopo poco, che il suo sogno era un altro. Coinvolto dal tecnico Contini per valorizzare le sue qualità da velocista, dagli ostacoli alla corsa senza barriere il passo è stato rapido. Nel 2016 è diventato il terzo italiano di sempre sui 200 metri, dopo Pietro Mennea e Andrew Howe. Appassionato di musica metal, ha suonato la batteria in un gruppo, oltre a essere un amante di cinecomics e film d'azione.

Medagliere: Italia vola al settimo posto. E' record

Ultimo come staffettista oggi, Filippo Tortu, milanese di origini sarde, ha raccontato di "esser nato il 15 giugno 1998, ma sono juventino da molto più tempo". Una passione tramandata di generazione in generazione nella famiglia Tortu. Nel 2018 è il primo azzurro capace di abbattere il muro dei 10 secondi nei 100 metri e per l'occasione è arrivata una maglia speciale: "La Juve me ne ha fatta una personalizzata con il mio tempo - aveva confessato l'atleta - sono riuscito anche a farmela firmare da Cabrini e Paolo Rossi". Ma anche la velocità è nei cromosomi familiari: nonno Giacomo correva i 100 in 10.9, papà Salvino ha ottenuto ottimi risultati da giovane e poi da master, mentre zio Giacomo è stato nazionale delle varie categorie.
E' toccato a Filippo, però, riscrivere la storia oggi assieme ai compagni. E forse anche i sogni di qualche bambino.  

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