Jesse Owens e Luz Long (Foto d'archivio)
Jesse Owens e Luz Long (Foto d'archivio)

Roma, 20 luglio 2021 - Jacobus Franciscus "Jim" Thorpe, 23 anni, a Stoccolma 1912 vince il pentathlon militare e il decathlon (con primato del mondo che resisterà 16 anni), prove da lui mai disputate e inserite nel programma di atletica leggera per la prima volta; finirà anche 4° nel salto in alto e 7° nel lungo. E' un pellerossa e atleta esemplare, fuori tempo per la sua epoca, figlio di padre meticcio con sangue irlandese nelle vene, e di madre indiana potawatomi, che lo chiama Wha-Tho-Huck, "Sentiero lucente". Pare che Gustavo V, consegnandogli il secondo oro a Stoccolma, il 15 luglio 1912, affermi: "Signore, sono ammirato. Lei è il più grande atleta del mondo!".

Olimpiadi Tokyo 2020: orari gare e fuso orario Giappone Italia

Sette mesi più tardi il Worcester Telegram innesca la polemica (probabilmente pilotata per questioni razziste, essendo Thorpe indiano), tramite un articolo ripreso dal New York Times, accusandolo di aver già giocato da semiprofessionista nel campionato di baseball, sotto compenso di 100 dollari al mese (vero, ma per aiutare la madre rimasta sola, mentre lui non aveva più il sostegno universitario). Thorpe si vede togliere le medaglie e i titoli e viene quasi completamente cancellato dal rapporto ufficiale.

Il futuro gli sorride ben poco: si barcamena tra guardiano notturno, muratore, buttafuori, ma non riesce a tenere a lungo un lavoro. Riciclarsi lontano dallo sport per lui è impossibile, finisce in un ospedale per poveri a Philadelphia. Morirà quasi dimenticato il 28 marzo 1953 a Lomita, in California: solo 29 anni più tardi, nel 1982, il suo nome verrà finalmente riabilitato e gli allori riconsegnati d’ufficio (così come i titoli, restituiti), il 18 gennaio 1983, a due dei suoi sei figli (da tre mogli diverse), Bill e Grace, per mano dell'allora presidente del CIO, il catalano Juan Antonio Samaranch. Nel 1999 il Senato USA lo nomina atleta del secolo d'America.

Jesse Owens

Berlino, 1936. In un'edizione dominata dalle parate e dai desideri d'affermazione della razza ariana che Hitler manifesta dal suo palco d'onore, l'uomo che caratterizza un'intera epoca e non solo questa Olimpiade, è un "nero", secondo di undici figli di un piantatore di cotone dell'Alabama, nato in una capanna in mezzo ai campi: si chiama James Cleveland "Jesse" (dalla contrazione delle iniziali, JC, "JeySi") Owens, detto "antilope d'ebano". E' emerso sul piano nazionale a 20 anni, adesso ne ha 23 e si impegna nel corso di una straordinaria settimana olimpica in ben dodici prove, allo scopo di vincere quattro gare.

Ovviamente, ci riesce. Fa la prima apparizione il 2 agosto 1936: si presenta alla marea di spettatori dell'Olympiastadion nell'ultima batteria (la dodicesima) dei 100 metri. Prima di lui si sono visti campioni come i connazionali Metcalfe e Wyjoff, l'olandese Osendarp, il tedesco Borchmeyer e lo svedese Strandberg. Ma Owens fa un altro sport: vince con 7 metri sul giapponese Sasaki in 10"3, a 1/10 dal suo "mondiale".

Il 5 agosto è il giorno dell'oro nei 200m, vinti in 20"7 su "Mack" Robinson; il 9 agosto ecco il suggello finale alla sua impresa con l'oro della 4x100, in 39"8 e Jesse in prima frazione, davanti ai sorprendenti azzurri d'argento, Mariani, Gonnelli, Caldana e Ragni, che mai in futuro replicheranno un simile risultato.

Nella settimana trionfale l'unico momento di debolezza Owens lo prova solo il mattino del 4 agosto, nella gara di salto in lungo. All'inizio delle qualificazioni si verifica il 'giallo': Owens prova la rincorsa con indosso ancora la tuta, quando però i salti di qualifica sono già iniziati: i giudici considerano ovviamente nullo il suo salto. L'americano si irrita non poco e al secondo tentativo, stavolta in corretta tenuta di gara, commette un altro nullo. A quel punto rimane con una sola possibilità per superare il limite di qualificazione, fissato a m. 7,15, ovvero quasi un metro in meno del suo primato mondiale di m. 8,13.

Un altro errore di battuta vorrebbe dire eliminazione e sarebbe clamorosa. Qui entra in scena il rivale, Carl Ludwig "Luz" Long, già qualificato. Conosce l'inglese, si avvicina a Owens e gli dice, schietto schietto, di rilassarsi, perché può qualificarsi anche a occhi chiusi con le sue doti, motivo per cui non ha bisogno di rischiare al momento dello stacco.

Gli italiani da seguire alle Olimpiadi 2021 di Tokyo

Il suo suggerimento è semplice: "Battere molto prima dell'asse per non correre guai", tanto il "margine" che ha nelle gambe rispetto alla misura di qualificazione è enorme. Jesse concorda, accetta il consiglio, nell'ultima prova stacca mezzo metro prima e vola facilmente a 7,46. Long, con ogni probabilità, avrà pensato che un'eventuale vittoria senza la presenza dell’avversario più temibile avrebbe avuto ben poco valore.

Owens non dimenticherà mai il gesto di Long in vita sua e intanto, in pedana, imbocca poi la strada dell'oro. Nel giro di una settimana diventa dunque l'uomo leggenda dei Giochi di Berlino (e non solo).