Marcell Jacobs (Ansa)
Marcell Jacobs (Ansa)
Marcellino pane e vino è tornato in pista quando da voi era notte, per le batterie della 4x100. È stato accompagnato, Jacobs, da un duro intervento di Antonio La Torre. "Non esiste una legge secondo la quale obbligatoriamente i 100 metri alla Olimpiade li deve vincere un inglese o un americano – ha detto il dt della nostra federatletica –. Una volta, ai mondiali di Parigi del 2003, trionfò Collins, uno sprinter che veniva da una isoletta sperduta. Agli americani potrei citare il loro Coleman, che non è qui per le note faccende (qui si allude al...

Marcellino pane e vino è tornato in pista quando da voi era notte, per le batterie della 4x100. È stato accompagnato, Jacobs, da un duro intervento di Antonio La Torre.

"Non esiste una legge secondo la quale obbligatoriamente i 100 metri alla Olimpiade li deve vincere un inglese o un americano – ha detto il dt della nostra federatletica –. Una volta, ai mondiali di Parigi del 2003, trionfò Collins, uno sprinter che veniva da una isoletta sperduta. Agli americani potrei citare il loro Coleman, che non è qui per le note faccende (qui si allude al doping, ndr). Noi comunque non scadremo in zuffe da osteria".

Tradotto: giù le mani da Marcellino pane e vino. Ma l’atmosfera resta pesante, anche se ieri il campione dei 100 metri ha voluto spazzare anche altre voci sul suo futuro: "Io vivrò per sempre in Italia, che è il mio Paese. Andrò negli Stati Uniti per andare a trovare mio padre, con il quale ho solo recentemente recuperato un rapporto che per me è importantissimo e al quale voglio dedicare del tempo, ma la mia vita, la mia famiglia e il mio futuro sono esclusivamente legati all’Italia".

I record. Del resto, sta accadendo di tutto. Cosa volete che vi dica, saranno le scarpette magiche. Oppure sarà il manto speciale della pista, che tra l’altro è di fabbricazione nostrana, è roba di una azienda della provincia di Cuneo.

Sia come sia, allo stadio dell’atletica stanno capitando cose clamorose. Nel senso che i record, almeno alcuni, vengono sbriciolati con una facilità disarmante. Il tutto in un’epoca in cui i nuovi primati erano diventati una rarità.

Ieri, ad esempio, l’americana Sydney McLaughlin ha stampato un incredibile 51”46 nei 400 ostacoli. Ha tolto cioè quasi mezzo secondo (per la precisione, 44 centesimi) al record planetario che già deteneva.

Oh, bravissima lei. Ottime anche le battute: in assoluto, è stata la finale più veloce di tutti i tempi.

Il clima. Siete pregati di tener presente un’altra cosa. Qui il meteo non è esattamente ideale, per chi corre, salta, lancia. Fa sempre molto caldo, l’umidità sfiora il cento per cento. Sarebbe logico aspettarsi verdetti cronometrici francamente non eccezionali. E invece...

Moses. Siccome due dei tre record fin qui stabiliti sono venuti dalla sua specialità (i 400 ostacoli, con Warholm al maschile e McLaughlin al femminile, più la venezuelana del triplo) mi sembra interessante raccontare quanto il leggendario Edwin Moses ha detto all’amico Gianni Merlo, il presidente della Aips, l’associazione mondiale dei giornalisti sportivi: "Ho curato una ricerca scientifica insieme all’ex velocista Harvey Glance. Fra nuovi modelli di calzature, materiali della pista e posatura, il vantaggio medio sta tra i quattro o cinque decimi".

Eh, altro che quattro o cinque decimi, caro indimenticabile Edwin...