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13 ago 2021

Chi era a Tokyo capisce perché

La scelta di Jacobs

13 ago 2021
leo turrini
Olimpiadi
epa09385616 Lamont Marcell Jacobs of Italy celebrates after winning the Men's 100m final during the Athletics events of the Tokyo 2020 Olympic Games at the Olympic Stadium in Tokyo, Japan, 01 August 2021.  EPA/HOW HWEE YOUNG
epa09385616 Lamont Marcell Jacobs of Italy celebrates after winning the Men's 100m final during the Athletics events of the Tokyo 2020 Olympic Games at the Olympic Stadium in Tokyo, Japan, 01 August 2021.  EPA/HOW HWEE YOUNG
Marcell Jacobs (Ansa)
epa09385616 Lamont Marcell Jacobs of Italy celebrates after winning the Men's 100m final during the Athletics events of the Tokyo 2020 Olympic Games at the Olympic Stadium in Tokyo, Japan, 01 August 2021.  EPA/HOW HWEE YOUNG
epa09385616 Lamont Marcell Jacobs of Italy celebrates after winning the Men's 100m final during the Athletics events of the Tokyo 2020 Olympic Games at the Olympic Stadium in Tokyo, Japan, 01 August 2021.  EPA/HOW HWEE YOUNG
Marcell Jacobs (Ansa)

Meglio dirlo subito, a scanso di equivoci. Marcellino pane e vino aveva tutto il diritto di non partecipare ai meeting post Olimpiade. Ha deciso così, rinunciando ad un sacco di soldi (il re dei 100 minimo incassa 30mila dollari a sprint). Ha deciso così, Jacobs, in nome di una autotutela, fisica e psicologica, ben comprensibile da parte di chi, in qualunque veste, abbia vissuto lo stress micidiale di Tokyo, la vita in una bolla, i test anti Covid quotidiani, il tracciamento permanente.

Al tempo stesso, sempre a scanso di equivoci, posso facilmente immaginare come i detrattori del nostro uomo jet interpreteranno il forfait. La storia la conoscete: soprattutto gli inglesi e gli americani, ma anche i francesi, hanno sparso sospetti sul conto di Marcellino sin dall’istante immediatamente successivo alla sua volata irresistibile. La calunnia è un venticello, diceva quello là. Soprattutto, sarebbe il caso di valutare il pulpito dal quale proviene la predica.

Gli statunitensi, per dire, si sono a lungo aggrappati a Gatlin, oro sui 100 ad Atene nel 2004, poi squalificato per quattro (4) anni e infine rimesso in pista senza troppi scrupoli (evidentemente il fine pena mai vale solo per Alex Schwazer, eh). Di più. Recentemente Coleman, che era il favorito per i Giochi giapponesi, è incappato nella stessa tagliola del doping.

Quanto agli inglesi, ieri il loro primo frazionista della 4x100, Ujah, è risultato positivo al controllo e la Gran Bretagna rischia di perdere l’argento... In breve. Qui nessuno è ipocrita o ingenuo. La storia della atletica leggera è zeppa di episodi sgradevoli. Ma, come già mi è capitato di scrivere, fino a prova (meglio, provetta) contraria vige il principio che gli ordini di arrivo si rispettano. Infine.

Infine, Jacobs è giustamente libero di governare come meglio crede la nuova dimensione che ha felicemente conquistato a Tokyo. Credo di aver capito che non gli fanno difetto determinazione e consapevolezza. Tra un anno, a Eugene, nell’Oregon, saranno disputati i campionati del mondo di atletica. Una cosa è sicura: Marcellino pane e vino non sarà accolto con troppa simpatia. Penso lo abbia intuito.

Jacobs ora contrattacca: "Sospetti su di me? Media Gb guardino a casa loro..."

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