Un dovere che genera diritti. Il senso della solidarietà

L’Articolo 2 e la natura collettiva e individuale dei cittadini secondo Marta Cartabia

Un dovere che genera diritti. Il senso della solidarietà

Un dovere che genera diritti. Il senso della solidarietà

La parola ’solidarietà’ ricorre due volte appena nel testo costituzionale (una sola fino alla riforma del Titolo V del 2001). Ma in realtà "traversa" tutta la Costituzione, come rileva Lorenza Carlassare, prima donna in cattedra di diritto costituzionale in Italia, scomparsa nel 2022. "Collocata fra i principî fondamentali – scrive la giurista –, percorre l’intero testo: dai rapporti sociali ai rapporti familiari, dall’assistenza alla previdenza, dai doveri costituzionali ai diritti-doveri (lavoro, istruzione), dalla tutela del patrimonio storico e artistico ai rapporti internazionali".

Lo ha ben chiarito la Corte costituzionale nella sentenza (95/1992) in cui stabilisce che la solidarietà è un principio posto "tra i valori fondanti dell’ordinamento giuridico, tanto da essere solennemente riconosciuto e garantito, insieme ai diritti inviolabili dell’uomo, dall’art. 2 della Carta costituzionale come base della convivenza sociale".

"È la nostra natura sociale che richiede questa apertura alla solidarietà con gli altri", sostiene dunque la professoressa Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale e ministro della Giustizia del Governo Draghi. "Mentre riconosce i diritti – spiega Cartabia –, la Costituzione richiede anche l’adempimento dei doveri di solidarietà". All’insegna di una circolarità ininterrotta, quale si può rilevare perfettamente nella dinamica del welfare.

Il dovere per tutti di "concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva" sancito dall’art. 53 è infatti "strettamente connesso alla garanzia dei diritti". Per il fatto che "tutelare i diritti della persona costa". Cartabia rimanda in proposito a una recente sentenza con cui la Consulta stabilisce che "il dovere tributario, inteso come concorso alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva, è qualificabile come dovere inderogabile di solidarietà", essendo il prelievo fiscale "preordinato al finanziamento del sistema dei diritti costituzionali, i quali richiedono ingenti quantità di risorse per divenire effettivi". Pagare le tasse, quindi, "non è un gesto freddo o antipatico perché ci toglie una parte della ricchezza: è garantire noi stessi e i nostri concittadini nella piena possibilità di godere effettivamente dei diritti che danno dignità alla persona".

A cura di Cosimo Rossi