La protesta dei lavoratori Whirlpool di Napoli
La protesta dei lavoratori Whirlpool di Napoli

Napoli, 3 novembre 2021 - Partite le prime lettere di licenziamento per i lavoratori della Whirlpool di Napoli. "Con la presente - si legge in una delle lettere inviate ai lavoratori e rese note dal sindacato - Le comunichiamo il recesso della nostra società dal rapporto di lavoro con lei intercorrente con effetto immediato al ricevimento della presente, esonerandola dal prestare attività lavorativa durante il periodo di preavviso contrattualmente a lei spettante". Ieri l'ennesima fumata nera dal vertice al Mise, con nuove accuse dalle organizzazioni dei metalmeccanici all'azienda e al Governo. Domattina alle 9 nuova assemblea di fabbrica degli operai.
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Sono datate oggi e sono partite da Pero (Milano) le prime lettere di licenziamento per gli oltre 320 dipendenti dello stabilimento Whirlpool di via Argine a Napoli, chiuso il 31 ottobre di un anno fa. 
Le lettere "per cessazione di attività svolte" arrivano al termine dell'iter iniziato il 15 luglio e chiuso il 15 ottobre scorso. Oltre alle spettanze di fine rapporto, l'azienda verserà l'indennità sostitutiva del preavviso. 
"Restano confermate le offerte di incentivo all'esodo di 85mila euro", si legge nella missiva, "in alternativa al trasferimento presso l'unità produttiva di Cassinetta di Biandronno", ma la decisione del lavoratore deve essere comunicata entro il 30 novembre prossimo. 
Fonti sindacali precisano che sinora sarebbe arrivata solo una lettera consegnata a mano da un ufficiale giudiziario. 
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Fiom Cgil: "Tracotanza di Whirlpool, non rispetta Magistratura italiana"

"La tracotanza di Whirlpool non ha limiti. La multinazionale, contravvenendo agli impegni presi, ha inviato oggi pomeriggio le prime lettere di licenziamento alle lavoratrici e ai lavoratori dello stabilimento partenopeo di via Argine. Questo ennesimo atto di arroganza arriva proprio mentre aspettiamo la sentenza del Tribunale di Napoli che dovrà decidere sul ricorso presentato da Fim Fiom Uilm sulla condotta antisindacale della multinazionale americana. A dimostrazione del fatto che Whirlpool, oltre a fare carta straccia degli accordi sindacali siglati con il Governo, non rispetta neanche la magistratura italiana". Lo dichiarano in una nota congiunta Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore elettrodomestico e Rosario Rappa, segretario generale Fiom-Cgil Napoli. 
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"A giorni - aggiungono - il Governo dovrà convocarci con i ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico che dovranno assumersi la responsabilità di costruire un percorso per dare continuità occupazionale alle lavoratrici e ai lavoratori di Napoli. Un percorso che scongiuri i licenziamenti, che per noi sono inaccettabili". 
 

La nota congiunta dei sindacati dopo l'incontro di ieri al Mise

"Il Governo non tradisca le promesse fatte ai lavoratori". Ad affermarlo in una nota congiunta sono stati nella tarda serata di ieri Fim, Fiom e Uilm al termine dell'incontro al ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza Whirlpool sottolineando che "nell'incontro tenutosi stasera, presieduto dalla viceministra Todde, il Ministero dello Sviluppo economico non è stato in grado di assicurare quella continuità occupazionale ai lavoratori della Whirlpool di Napoli che pure aveva a più riprese promesso".  

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Il Governo, rilevano i sindacati, "si è inizialmente schermito dietro al fatto che Whirlpool avrebbe ritirato la disponibilità ad effettuare un trasferimento di azienda, ma poi è emerso che nemmeno da parte governativa c'è alcun progetto concreto che preveda di scongiurare i licenziamenti e di assicurare la continuità occupazionale".  
 

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Il percorso prospettato da parte del ministero dello Sviluppo economico "prevede che la riassunzione dei lavoratori, che nel frattempo evidentemente verrebbero licenziati, partirebbe dopo sei mesi dalla data di perfezionamento del piano di investimenti del Consorzio, al momento previsto per il 15 dicembre". Questo percorso "evidentemente non scongiura i licenziamenti e tradisce le promesse fatte. Per questo chiediamo ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico di tornare al tavolo, perché non possiamo accettare una siffatta marcia indietro", rendono noto Fim, Fiom e Uilm.