Napoli, 16 luglio 2021 – Esami diagnostici mai eseguiti, scoperta una truffa sui rimborsi del ticket per quasi 58mila euro. Coinvolti due laboratori medici, la guardia di finanza ha sentito oltre 100 pazienti vittime del raggiro, architettato a loro insaputa. Due medici di base compiacenti prescrivevano costosi esami ai loro pazienti in regime di esenzione, ignari di tutto, poi i due laboratoristi di analisi chiedevano il rimborso per le analisi mai eseguite.

Agli arresti domiciliari sono finiti i rappresentanti legali delle due strutture e interdetti dall'attività per un anno due medici convenzionati con l'Asl Napoli 1 Centro. È il risultato di una lunga indagine condotta dal Comando provinciale della guardia di finanza di Napoli che, su disposizione del gip del Tribunale di Napoli, ha eseguito un provvedimento cautelare nei confronti delle persone arrestate.

Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica partenopea, scaturiscono da una denuncia presentata dalla stessa Asl Napoli 1 Centro e sono state condotte dalle fiamme gialle del II Nucleo operativo metropolitano che hanno scoperto un'associazione per delinquere finalizzata alla truffa che, falsificando le prescrizioni mediche di esami diagnostici, otteneva indebiti rimborsi da parte del Servizio sanitario nazionale.

I due rappresentanti legali finiti agli arresti sono padre e figlio, residenti a Napoli, e i medici operano in strutture sanitarie del capoluogo. Il meccanismo architettato consisteva nella prescrizione di costosi esami diagnostici di laboratorio, in codice di esenzione, nei confronti di soggetti che di fatto erano totalmente ignari delle prescrizioni a loro nome. In questo modo, i due laboratori potevano chiedere fraudolentemente il rimborso delle somme a carico del Servizio sanitario nazionale per esami diagnostici in realtà mai eseguiti.

Sono stati sentiti oltre 100 pazienti i quali hanno disconosciuto le prescrizioni a loro nome e persino affermato, in molti casi, di non essersi mai recati presso quei centri diagnostici. Le prescrizioni sanitarie esaminate hanno permesso ai due laboratori di analisi di richiedere ed ottenere un indebito rimborso pari a oltre 58mila euro, per cui la guardia di finanza ha potuto procedere a sequestri per valore equivalente a carico degli indagati.