19 gen 2022

Truffa superbonus, fatture false e crediti di imposta per 110 milioni: lavori mai eseguiti

La Procura di Napoli ha disposto il sequestro preventivo dei beni per un Consorzio edile che agiva in tutta Italia, truffando i clienti, con la compiacenza di internediari e commercialisti. Il credito veniva incassato con un finto stato di avanzamento lavori, vidimato da professionsiti del settore

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Superbonus 100%

Napoli, 19 gennaio 2022 – Fatture false per interventi di ristrutturazione mai avvenuti, nei confronti di clienti inesistenti. È la truffa del "Superbonus 110%" quella orchestrata da un Consorzio edile, che in anno aveva accumulato quasi 110 milioni di euro di crediti d'imposta, ottenendone la monetizzazione per un importo di oltre 83 milioni di euro. Tre le aziende passate al setaccio dalla guardia di finanza di Napoli, che ha eseguito perquisizioni a tappeto su 21 persone, coinvolte a vario titolo nella truffa allo Stato. Sequestri preventivi di crediti anche in 16 enti tra istituti finanziari, società e persone fisiche.

L’ipotesi della Procura di Napoli è che il Consorzio avrebbe emesso fatture per ristrutturazioni inesistenti nei confronti dei privati committenti in cui si faceva riferimento a uno stato di avanzamento lavori per una percentuale non inferiore al 30%, la percentuale minima richiesta dall’Agenzia delle Entrate per vantare la cessione del credito d'imposta. Somme da capogiro, accumulate a partire dal mese di dicembre 2020, poi ceduti a intermediari finanziari che ne hanno monetizzato i crediti.

I raggiri erano messi in atto con la compiacenza dei membri del consiglio di amministrazione del Consorzio, intermediari e i professionisti che avrebbero rilasciato le certificazioni e il visto di conformità dei lavori mai eseguiti. Una truffa ad ampio raggio che ha interessato varie regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto e sono state svolte anche con il contributo dei Reparti della Guardia di Finanza dislocati nelle rispettive sedi.

Le indagini

I militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Napoli hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo d'urgenza, richiesto nella fase delle indagini preliminari dalla Procura della Repubblica di Napoli, riguardante i 110 milioni di euro nei confronti di un Consorzio napoletano.

Le indagini sono partire da un'analisi di rischio sviluppata dall'Agenzia delle Entrate sulla spettanza del bonus in materia edilizia previsto dal Decreto Rilancio. Sulla base dei risultati, sono iniziati gli accertamenti – delegati dall'Autorità Giudiziaria di Napoli al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria – avrebbero fatto emergere un articolato sistema fraudolento.

Il sistema della truffa

Nel dettaglio, il Consorzio, attraverso una rete di procacciatori, si sarebbe proposto nei confronti di privati cittadini interessati a effettuare i lavori rientranti nell'applicazione del Superbonus, facendo stipulare loro dei contratti per "appalto lavori con cessione del credito d'imposta" e chiedendo la consegna della documentazione necessaria, salvo interrompere subito dopo i rapporti. Il Consorzio, prima di “sparire” eseguiva solo attività di carattere burocratico: una volta ricevuti i contratti, avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti dei privati committenti in cui si faceva riferimento a uno stato di avanzamento lavori del 30% dell’intero importo pattuito.

Solo a seguito di richiesta di informazioni da parte degli inquirenti, le vittime si sono accorte che nel loro cassetto fiscale c’erano le fatture fraudolente, emesse a fronte di lavori mai eseguiti, cui erano correlate successive cessioni di crediti a favore del Consorzio, precedute dalla comunicazione dei commercialisti che avrebbero apposto il visto di conformità.

La misura cautelare d'urgenza – disposta dalla Procura di Napoli per interrompere "l'attività delittuosa" – ha consentito di “interrompere la circolazione dei crediti, individuare i responsabili e consentire agli ignari cittadini coinvolti di adottare iniziative legali a propria tutela".

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