Napoli, 28 luglio 2021 - Ampie porzioni di costa della Penisola Sorrentina "completamente desertificate" dall'azione predatoria dei "datterari". É quanto emerso dagli accertamenti effettuati dalla Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli sull'impatto derivante dalla raccolta di frodo del dattero di mare nei tratti di costa interessati dalle indagini della Procura di Torre Annunziata, culminate oggi nell'esecuzione di 21 misure cautelari nei confronti di altrettanti componenti di un'organizzazione criminale dedita alla raccolta illegale di datteri di mare. Nei loro confronti si procede per disastro ambientale, rappresentato, secondo la Procura oplontina, dalla distruzione completa della comunità di organismi "bentonici" che insistevano sullo strato superficiale delle rocce, fino a 10-15 metri di profondità, con conseguente "disequilibrio ambientale" che ha portano ad "alterazioni irreversibili dell'ecosistema marino" con la completa desertificazione di aree ad elevata biodiversità e la "perdita di importanti servizi eco-sistemici". E' stata constatata inoltre "l'alterazione irreversibile del sistema costiero, derivante dalla perdita irreversibile del 'bene geologico' identificato nelle formazioni di roccia carbonitica di particolare pregio naturalistico-geologico, derivanti da attività di organismi come coralli e lamellibranchi presenti sotto forma di resti fossilizzati all'interno della massa rocciosa in un intervallo temporale di circa 150 milioni di anni".

 

Tre anni di indagini

Disastro ambientale, ricettazione e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di delitti inerenti la pesca illegale dei datteri di mare in Penisola Sorrentina. Sono i reati di cui sono gravemente indiziate le 18 persone raggiunte oggi da misure cautelari (sette in carcere, 11 agli arresti domiciliari) disposte dal Gip del tribunale di Torre Annunziata (Napoli) su richiesta della procura oplontina. Altre due persone sono state sottoposte alla misura coercitiva dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre una terza persona destinataria della stessa misura è attivamente ricercata. In totale sono 113 le persone indagate per complessivi 245 capi di imputazione. L'operazione è stata eseguita dai militari della guardia costiera all'esito di un'indagine durata tre anni. Disposto anche il sequestro di cinque box destinati al deposito e allo stoccaggio dei datteri, otto automobili, quattro motocicli, 19 mute subacquee, 25 bombole per l'immersione subacquea, 16 retini da pesca, sei paia di pinne da sub, altre 35 attrezzature subacquee varie (martelli e pinze estrattrici per la raccolta del dattero di mare), 40 telefoni cellulari, 15 sim card, oltre 18mila euro in contanti, due pc portatili e un tablet nella disponibilità degli indagati. Si indaga anche per i reati di danneggiamento aggravato, distruzione di un habitat all'interno di un sito protetto, distruzione di bellezze naturali e commercio di sostanze alimentari nocive. Le indagini, condotte anche mediante intercettazioni e interventi in mare, hanno consentito di accertare l'esistenza di una "stabile organizzazione criminale", della quale facevano parte i 21 soggetti destinatari delle misure coercitive, operante dal luglio 2016 nei comuni della provincia di Napoli di Castellammare di Stabia, Vico Equense, Piano di Sorrento, Meta di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense. Sono 150 le attività di riscontro svolte sul campo e 123 gli episodi di ricettazione di datteri di mare accertati per un giro d'affari rimato in oltre 100mila euro al mese.

Danni ambientali irreversibili

La raccolta di frodo ha inoltre alterato irreversibilmente i rilievi sommersi con "conseguente modifica ed alterazione della direzione, del tipo di flusso e dell'energia delle correnti locali che si originano dall'interazione con la circolazione superficiale, con conseguenze sul transito sedimentario e sui processi di erosione e sedimentazione che agiscono sul fondo del mare, cagionando comunque delle alterazioni dell'equilibrio dell'ecosistema marino e costiero la cui eliminazione risulta notevolmente complessa da un punto di vista tecnico e particolarmente onerosa in termini economici". Il disastro ambientale è aggravato dal fatto di essere stato prodotto all'interno dell'Area marina protetta di Punta Campanella e della Ztb (Zona Tutela Biologica) del Banco di Santa Croce e ai danni dell'habitat di scogliera della Penisola Sorrentina, incluso nella Direttiva Habitat come habitat d'interesse comunitario e di tutte le specie ad esso associate, e in danno di una specie protetta, il cosiddetto dattero di mare. Ad essere colpite le formazioni calcaree in cui sono alloggiati i datteri in numerosi tratti costieri della Penisola Sorrentina, per un totale di oltre 6mila metri lineari di costa.