19 mar 2022

Il Papa riforma la Curia romana, anche i laici ai vertici vaticani

Dopo otto anni di lavoro Francesco pubblica la costituzione apostolica 'Praedicate Evangelium'

giovanni panettiere
Cronaca
epa09800852 A handout picture provided by the Vatican Media shows Pope Francis (C) during Ordinary Public Consistory for the vote on some causes of Canonization, at the Vatican Ciy, 04 March 2022.  EPA/VATICAN MEDIA HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Papa Francesco, 85 anni, riforma la Curia

Città del Vaticano, 19 marzo 2022- Non più solo preti e consacrati, anche laiche e laici potranno essere nominati ai vertici dei dicasteri vaticani. Dopo nove anni di lavoro, segnati da molteplici riunioni del Consiglio dei cardinali, detto comunemente C9, papa Francesco promulga l'attesa riforma della Curia romana - in cima alle richieste del Conclave 2013, rivolte al successore di Benedetto XVI -, e cristallizza l'apertura a tutti i battezzati dei massimi centri di potere-servizio della Chiesa universale. Ne consegue che nomine da lui decise in questi anni, come quella dell'ex direttore di Rai 3, Paolo Ruffini, al timone del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, non saranno più delle eccezioni, ma una possibilità concreta prevista dal diritto canonico nel segno di una più piena valorizzazione del battesimo e del conseguente sacerdozio universale di tutti i fedeli. I dicasteri vaticani scendono a sedici in seguito ad una serie di accorpamenti, in parte già attuati da Bergoglio in questi ultimi anni. L'intento è quello di evitare sovrapposizioni nelle sfere di competenza, senza dimenticare l'esigenza di ridurre i costi. Dopo la Segreteria di Stato l'organismo più importante dentro le mura vaticane non è più l'Ex Sant'Uffizio, ma il Dicastero per l'evangelizzazione, a riprova della volontà del Papa di favorire lo spirito missionario più che la tutela dell'ortodossia.. 

La 'Praedicate Evangelium', questo il nome della costituzione che sostituisce la wojtyliana 'Pastor Bonus', varata nel 1988, entrerà in vigore il 5 giugno, giorno di Pentecoste. Oltre alla missionarietà, tradotta nell'espressione bergogliana di 'Chiesa in uscita', il documento s'ispira ai principi della sinodalità, in questo caso assunta a criterio di lavoro in seno e fra i singoli organismi, e del servizio pastorale, in ultima istanza a favore delle Chiese locali. La Commissione per la tutela dei minori entra a far parte del Dicastero per la Dottrina della Fede, continuando, però, ad operare con norme proprie e preservando un suo presidente e segretario. Unificati Propaganda Fide e Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione, ossia il dicastero nato nel 1622 per coordinare l'attività missionaria in giro per il mondo, e l'organismo voluto una dozzina di anni fa da papa Ratzinger nell'ottica di una rilancio della fede in Occidente. Il prefetto di questo nuovo Dicastero per l'evangelizzazione è il Papa. Cresce poi il peso dell'Elemosineria apostolica che diventa Dicastero per la carità.

Nel testo si sottolinea che “la Curia romana è composta dalla Segreteria di Stato, dai Dicasteri e dagli Organismi, tutti giuridicamente pari tra loro”. La stessa "non si colloca tra il Papa e i Vescovi, piuttosto si pone al servizio di entrambi secondo le modalità che sono proprie della natura di ciascuno”. I chierici e i religiosi in servizio nella Curia romana hanno un mandato quinquennale che può essere rinnovato per un secondo quinquennio. Anche loro sono "discepoli missionari" di una Chiesa ad ogni livello protesa verso le periferie. Non solo geografiche, anche e soprattutto esistenziali.

 

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