Torre Annunziata, omicidio Cerrato: fermate e arrestate 4 persone
Torre Annunziata, omicidio Cerrato: fermate e arrestate 4 persone

Napoli, 23 aprile 2021 - Sono quattro le persone che sono state fermate e portate in carcere dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli, perché ritenute responsabili dell'omicidio del 61enne Maurizio Cerrato, custode del Parco archeologico di Pompei, assassinato lunedì sera a Torre Annunziata, nel Napoletano. L’accusa è di omicidio volontario in concorso. Le forze dell’ordine hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata; il decreto è stato notificato nel corso della notte.

Gli arresti

G. S., 51 anni, D. S.,51 anni, A.V., 26 anni e A.C., 33 anni, sono finiti nel carcere napoletano di Poggioreale con l'accusa di omicidio volontario in concorsoaggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, per l'uccisione, in seguito a una lite per un parcheggio, del 61enne Cerrato. Nei confronti di tre dei quattro indagati, sono emersi precedenti penali: per due uomini si tratta, secondo gli inquirenti, di precedenti "significativi".

Le attività investigative dei carabinieri della sezione operativa della compagnia di Torre Annunziata sono state ostacolate dall'assenza di immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona. Soprattutto si è rivelato complicato ricostruire la condotta di chi era presente, di chi ha partecipato e dei ruoli ricoperti da ciascun indagato per via di testimonianze non complete, raccolte in un clima di omertà.

La lite fatale per un parcheggio: fendente al petto mentre lo tenevano

Cerrato è stato ucciso dopo una lite per futili motivi legati a un parcheggio; l’uomo, incensurato, è stato aggredito prima con un gonfiatore portatile per gomme e poi ucciso con una coltellata al torace. Sinora è stato rinvenuto solo il compressore, mentre non è stato ancora recuperato il coltello. Il fatto è avvenuto nella tarda serata di lunedì 19 aprile, nel piazzale di un parcheggio privato in via IV Novembre, a Torre Annunziata. Cerrato si sarebbe fermato lì per acquistare cibo da asporto in compagnia della figlia, ma un individuo avrebbe rivendicato la titolarità di quel posto auto, inveendo contro la ragazza, e da qui sarebbe nata la controversia sfociata poi nell'aggressione mortale al 61enne. Inutile è stata la corsa all’ospedale San Leonardo di Castellamare di Stabia.

Uno l'ha colpito al petto mentre gli altri lo tenevano fermo: così è morto Maurizio Cerrato, al culmine di una spedizione punitiva innescata dopo la lite per il parcheggio; ad accertarlo, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata, sono stati i carabinieri della locale compagnia. Prima della "spedizione punitiva", la vittima ha avuto un diverbio con uno degli indagati al quale ha rotto gli occhiali, anche se poi si è offerto di ricomprarglieli.

L'uomo, per tutta risposta, lo ha colpito con un gonfiatore, ferendolo, e si è allontanato per poi tornare, poco dopo, con gli altri tre complici. Tutto è nato perché la figlia del 61enne aveva spostato in strada una sedia, lasciata per “occupare” quel tratto, in modo da poter parcheggiare la sua auto. Un gesto, interpretato come uno sgarro, vendicato con la foratura di uno pneumatico che ha dato poi inizio alla catena di eventi conclusa con la morte di Cerrato.

Gli inquirenti, inoltre, denunciano l'assoluta mancanza di collaborazione da parte di coloro che hanno assistito all'omicidio, ma anche la volontà di ostacolare l'accertamento della verità, con l'occultamento dell'arma del delitto, l'alibi creato "ad hoc" da uno dei fermati e anche il tentativo di lavare le tracce lasciate durante l'assassinio sugli indumenti, trovati dai carabinieri nella lavatrice.

La testimonianza della figlia di Cerrato

La figlia, Maria Adriana Cerrato, aveva commentato così su Facebook: “Ci tengo a precisare che non è corretto dire che mio padre è morto in una lite, a mio padre è stato fatto un agguato in piena regola, solo per difendere me, che ero la luce dei suoi occhi. Mio padre è stato pugnalato e con questa gente non aveva mai avuto a che fare”.

La tesi dell’agguato pare rafforzata da ciò che la giovane ha dichiarato al Pubblico ministero, Giuliana Moccia. Secondo la 20enne, la dinamica del delitto sarebbe avvenuta in due fasi diverse: in un primo momento ci sarebbe l'auto della ragazza, parcheggiata in un posto che qualcuno si era preoccupato di tenere riservato per sé con una sedia. Sedia che la giovane invece avrebbe spostato per parcheggiare e per questo sarebbe stata poi ''punita'' con una ruota squarciata.

A questo punto, sempre secondo il racconto della figlia della vittima, sarebbe giunto il padre, arrivato per cambiare lo pneumatico. Prima sarebbe stato affrontato da una persona e poi circondato successivamente da altri che lo hanno colpito con il gonfiatore e con il coltello.

Moglie e figlia: “Gli assassini sono vigliacchi”

"L'omertà ci sarà sempre, ma le cose possono cambiare anche perché le persone perbene non sanno nemmeno cosa sia l'omertà. Noi non giudichiamo nessuno, nemmeno Maurizio l'avrebbe fatto e noi non lo faremo mai". Tania Sorrentino, moglie di Maurizio Cerrato, si presenta all'esterno della Procura di Torre Annunziata, insieme alla figlia maggiore Maria Adriana Cerrato.

A chi chiede loro degli aggressori, mamma e figlia rispondono, abbracciate: "Non sentiamo di dire a loro niente, non meritano le nostre parole, sono solo vigliacchi. Mio marito - continua la consorte di Cerrato - non l'avrebbero mai ammazzato se non fosse stato da solo. Ci volevano quattro di loro, ci volevano le armi".

Le prime dichiarazioni sono per gli inquirenti: "Sentiamo di dire grazie a chi ci sta vicino e alle forze dell'ordine che hanno lavorato giorno e notte. Abbiamo trovato persone umane, ma non abbiamo mai dubitato di questo, sin dal primo momento". "Lui non ha avuto paura - aggiunge Maria Adriana riferita al padre - e non ce l'ho nemmeno io. Non avrò mai paura. A chi ha paura chiedo di reagire, di non temere, di parlare". "Al posto di mio marito - prosegue Tania Sorrentino - o di mia figlia, ci potevano essere loro. Tutti sono in tempo per poter cambiare, per capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Torre Annunziata deve cambiare perché così non possiamo andare avanti".

E ancora Maria Adriana: ''Mio padre si è fatto ammazzare per me, è stato un eroe. Ha sempre detto che si sarebbe fatto ammazzare per le sue figlie e l'ha detto anche quel giorno. Non avrebbe trovato modo migliore per andarsene. Sono tanto forte in questo momento. Continuerò a combattere: non mi possono togliere più nulla, mi hanno già tolto il mio cuore''. E in merito al posto auto occupato dalla sedia, la giovane risponde così a una domanda dei cronisti durante la conferenza stampa: "Non l'accettavo; a voi sembra giusto occupare un posto in modo illegale? Ho reagito? L'avrebbe fatto anche mio padre, lui questa cosa me la faceva sempre notare". E poi: "Non l'ho accettata - sottolinea - e non l'accettate nemmeno voi. Non buttiamo più una carta per terra solo perché il cestino è lontano. Pensate e reagite, altrimenti il cambiamento non ci sarà mai. Avete paura? Si supera. Io di paura non ne ho più''.

Infine, Tania Sorrentino: ''Il nome di mio marito non lo devono dimenticare mai. Queste persone non meritano nulla: non il mio fiato, non il mio perdono. Mia figlia di 7 anni crescerà senza il padre, l'altra a 20 anni ha dovuto vivere una cosa che non auguro a nessuno: il perdono è impossibile''.

Il legale della famiglia: “Il cambiamento è insegnare ai propri figli come vivere nella legalità”

''La figlia di Maurizio Cerrato reclamava un diritto di tutti. Il cambiamento è questo: insegnare ai propri figli come vivere nella legalità''. Parla Giovanni Verdoliva, l'avvocato della famiglia di Maurizio Cerrato, che aggiunge: ''La pronta risposta dei carabinieri e della Procura dice proprio questo: se si ha fiducia nella legge, nel rispetto delle regole, la risposta ci sarà sempre. Oggi c'è tanta rabbia, tanta indignazione ma lasciatemelo dire anche un pizzico di soddisfazione''.

Il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione: “Nessun arresto o condanna potrà mai alleviare la sofferenza”

A parlare della vicenda è anche il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione: ''Apprendo con enorme soddisfazione la notizia dell'arresto. A nome dell'amministrazione comunale e dell'intera comunità cittadina rivolgo il mio ringraziamento alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e alle donne e agli uomini dell'Arma per il meticoloso e incessante lavoro svolto durante le indagini, grazie al quale è stato possibile assicurare alla giustizia in tempi brevissimi i responsabili dell'efferato omicidio. Rinnovo la mia assoluta vicinanza ai familiari, la cui esistenza è stata stravolta per sempre da quella maledetta sera di quattro giorni fa. Sono conscio del fatto che nessun arresto o condanna, che mi auguro sia esemplare, potrà mai alleviare l'indicibile sofferenza causata dall'assurda morte del loro amatissimo Maurizio''.

Severino Nappi (Lega): “Pene esemplari e massimo rigore nei loro confronti”

A ringraziare le forze dell’ordine per il lavoro svolto è Severino Nappi, consigliere regionale della Lega e coordinatore della Lega a Napoli: "Un sentito ringraziamento ai Carabinieri del comando provinciale di Napoli, che nelle prime ore della notte hanno arrestato le 4 belve colpevoli dell'assassinio di Maurizio Cerrato. Un delitto violento e assurdo, espressione di una mentalità criminale che non merita sconti. Il riconoscimento del lavoro svolto dalle forze dell'ordine per averli immediatamente presi si accompagna alla nostra richiesta di pene esemplari e massimo rigore nei loro confronti. Intanto ci auguriamo che la risposta così pronta dello Stato possa essere, per quanto possibile, di conforto a Maria Adriana e a tutta la sua famiglia, insieme all'affetto e alla vicinanza che i cittadini onesti e perbene gli stanno dimostrando".