Napoli, niente miracolo: non si scioglie il sangue di San Gennaro
Napoli, niente miracolo: non si scioglie il sangue di San Gennaro

Napoli, 1 maggio 2021 - Come lo scorso 16 dicembre, nemmeno oggi si è ripetuto il miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro al termine della celebrazione eucaristica nel Duomo di Napoli. Lo ha annunciato l’arcivescovo metropolita di Napoli, Domenico Battaglia, dopo aver prelevato la teca del santo dalla cassaforte al termine della messa.

Dopo l’annuncio della mancata liquefazione del sangue del patrono di Napoli sono cominciate le preghiere in Duomo. Secondo monsignor Battaglia, la mancata liquefazione del sangue è un messaggio ad “annunciare, denunciare e rinunciare”.

Monsignor Battaglia: “Arrivi il messaggio di denuncia della camorra”

“Annunciamo il Vangelo – ha detto durante la sua omelia – senza timore, la città ha bisogno del Vangelo per tornare a sperare con la linfa vitale della fiducia e dell'amore nei tanti deserti che sono nei vicoli, nelle periferie, nelle case. Denunciamo ciò che inquina il tessuto sociale, che allontana il popolo dal sogno di Dio di pace giustizia e comunione”.

Poi l’arcivescovo metropolita ha aggiunto: “Il nostro martire ha mostrato che un credente non arretra di un millimetro dinanzi al bene che per esso è disposto a dare vita. Come comunità saremo capaci di fare altrettanto denunciando il malaffare, cultura camorristica, la corruzione imperante?”.

Per don Battaglia, infatti, “tutti siamo coinvolti dal grido di giustizia” che arriva “da quel sangue e da qualsiasi fratello perché ci riporta a Cristo. Il sangue parla ed è vivo come viva è la sete di giustizia e il bisogno di normalità e prossimità reso più impellente dalla pandemia”.

“Ai lavoratori Whirlpool e ai disoccupati va la mia vicinanza”

Il prelato ha quindi citato delle storie della città di Napoli. "Il sangue ci racconta di Maurizio, morto per difendere la figlia da logica camorristica, di Giovanni che ha speso ogni giorno della sua esistenza per assicurare il futuro al figlio disabile ed è morto senza la certezza di una comunità capace di costruirlo, di Ornella e Fortuna che hanno speso il loro sangue colpite dalle mani di chi avevano amato”.

Un sangue che, secondo don Battaglia, “ci introduce nelle periferie dell'esistenza, ai piedi di Concetta e dei tanti anziani invisibili lasciati soli da tutti. Ci narra di Salvatore e Tina e di tutti i ragazzi di Napoli a cui un sistema economico, un sistema di vita egoistico e il cancro della camorra stanno rubando il futuro. Delle tante famiglie della Whirlpool e dei tanti disoccupati che non chiedono lavoro per dignità. A loro il mio pensiero e vicinanza nel 1° maggio".