In azione i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli
In azione i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli

Napoli, 15 giugno 2021 – È il 18 novembre 2006 quando “O’ nasone”, al secolo Pietro Scelzo, viene freddato da undici colpi di pistola calibro 9 nell’androne del cortile della sua casa di vico Pace a Castellammare di Stabia, nel Napoletano. Oggi, 15 anni dopo, i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno arrestato due persone ritenute responsabili di quell’agguato.

Cold case risolto dopo 15 anni

In manette sono finiti Antonino Esposito Sansone, classe 1964, e Vincenzo Ingenito, del ’77, entrambi a piede libero e ora raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale partenopeo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, che ha coordinato le indagini dei militari che hanno portato alla risoluzione del 'cold case'.

L’inchiesta è partita dall’arresto di Pasquale Rapicano, catturato dal Nucleo Investigativo dell’Arma di Torre Annunziata il 6 febbraio 2020 poiché su di lui pendeva un ordine di cattura in quanto condannato, il 28 novembre 2019, alla pena dell’ergastolo con sei mesi di isolamento diurno proprio per l’omicidio di “O’ nasone”, del quale è ritenuto uno degli esecutori materiali.

I racconti dei pentiti di camorra

Le indagini dei carabinieri di Torre Annunziata sono durate fino a novembre 2020 e sono state integrate dalle intercettazioni telefoniche degli indagati, da servizi di controllo e pedinamento e dalle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia. Così gli inquirenti sono riusciti a ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio, commesso “con particolare ferocia e premeditazione”, riferiscono fonti investigative.

Secondo quanto accertato, il delitto sarebbe stato decretato da Ingenito e da Renato Cavaliere, ex killer del clan camorristico D’Alessandro ora pentito, per punire il tradimento di Scelzo che nel frattempo sarebbe passato nelle file della cosca rivale, gli Omobono-Scarpa, per conto della quale avrebbe gestito il business dello spaccio di droga nel quartiere Centro Antico di Castellammare.

Il dominio del clan D’Alessandro

L’inchiesta della Dda, dopo l’individuazione dei presunti mandanti, si è quindi concentrata sugli spostamenti del commando assassino, che sarebbe stato composto da Rapicano, Sansone Esposito e Vincenzo Guerriero, morto suicida nel carcere di Benevento nel 2017. Le indagini hanno permesso di accertare che i killer avrebbero addirittura seguito la vittima per studiarne movimenti, frequentazioni e orari.

Una volta decise le modalità d’azione, gli indagati avrebbero poi stabilito le strategie da seguire per recuperare le armi da usare durante l’agguato e per occultarle dopo l’omicidio. L’esecuzione di “O’ nasone” riguarda “una fase di guerra tra clan estremamente violenta e caratterizzata da numerosi eccellenti delitti”, spiega il Comando Provinciale di Napoli in una nota: crimini che hanno infine determinato il predominio del clan D’Alessandro sui rivali Omobono-Scarpa sul territorio di Castellammare e nella gestione delle piazze di spaccio.