Nella foto Maria Licciardi
Nella foto Maria Licciardi

Napoli, 7 agosto 2021 - "Complimenti all'Arma dei Carabinieri per l'operazione di questa mattina coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che, a seguito di complesse ed articolate attività investigative, ha condotto all'arresto di Maria Licciardi", così la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, sottolineando "l'impegno e la determinazione della magistratura e delle Forze di polizia per contrastare le organizzazioni camorristiche che controllano capillarmente ampi territori e gestiscono affari illeciti anche attraverso una strategia comune". "Un segnale forte dello Stato che si aggiunge all'arresto a Napoli da parte della Polizia di Stato, a seguito di indagini coordinate dalla competente Direzione distrettuale antimafia e dal Tribunale dei minorenni, dei presunti autori della sparatoria dello scorso 16 giugno ai Quartieri Spagnoli che aveva portato al grave ferimento di due vittime innocenti", ha proseguito la titolare del Viminale.

A ‘peccerella’, già 'uomo di fiducia' del fratello Gennaro

Bassa di statura, capelli corti sempre in ordine, a volte schiariti da meche bionde, e una valigia nell'armadio pronta. La sua vita è così, sempre uguale, da decenni. Da quando Maria Licciardi, detta 'a peccerella’, già 'uomo di fiducia' del fratello Gennaro, il boss fondatore del clan e dell'Alleanza di Secondigliano, fu insignita di un compito importante. Bloccare la collaborazione con la giustizia di Costantino Sarno, uno degli uomini di vertice del gruppo. Suo fratello Vincenzo dal carcere le mandò una 'imbasciata' e lei racimolò in pochi minuti 300 milioni di lire, la prima tranche di denaro da consegnare a Sarno per il suo silenzio. Lui ritrattò, lei fu arrestata il 15 gennaio del 1998, e fini al 41 bis. Dopo 7 anni di carcere duro, fu consacrata come il boss del clan.

Il boss pentito Giuliano: "Era la cassiera, la mente che organizzo' l'affare della merce contraffatta"

É nel quartiere Nord di Napoli di Secondigliano che Maria Licciardi è nata, il 24 marzo di 70 anni fa, sorella minore di Gennaro detto 'a scigna, capo storico del clan omonimo. Quando, a 38 anni, nel 1994, lui muore nel carcere di Voghera per un'infezione, Maria prende il controllo dei traffici illegali. "Era la cassiera, la mente che organizzo' l'affare della merce contraffatta", disse di lei il boss pentito Luigi Giuliano. Perché era questo uno dei principali business dei clan Contini e Licciardi, i 'magliari', che trasformarono l'area nord di Napoli nella centrale del falso. Ma non solo. Altro grande affare era il riciclaggio di denaro sporco nel comparto immobiliare. Il pentito di camorra Luigi Misso, elemento di vertice del clan, definì Maria Licciardi una sanguinaria, "responsabile di più di cento omicidi", ma in realtà non è mai finita a processo con questa accusa. "Mi chiamo Licciardi Maria, sono casalinga ma ho sempre lavorato, ho fatto la calzolaia. Detesto la droga, se vedo dei giovani che si drogano mi dispero", disse ai giudici nel marzo del 2003 in un processo che poi la vide assolta dopo dieci anni. Lo Stato le pagò anche un risarcimento per ingiusta detenzione. Nel 2019, nel maxiblitz contro il cartello di clan noto come Alleanza con oltre 120 arresti, gli inquirenti la cercarono invano. E, del resto, i suoi avvocati riuscirono ad annullare quella misura cautelare.

Le donne a capo clan, un fenomeno napoletano

Quando i mariti e i figli sono finiti in carcere o sono stati uccisi, alcune di loro sono riuscite a prendere in mano le redini del clan e a imporsi. Altre, poche, si sono affermate comunque ai vertici dell'organizzazione per le loro capacità criminali. Il volto 'rosa' della criminalità organizzata è un fenomeno tutto napoletano. Maria Licciardi, donna a capo di una cosca potente per trent'anni, ed elemento di vertice di un cartello in grado da anni di condizionare gli equilibri e le attività dei clan partenopei, ne e' un esempio. Non l'unico. Anna Mazza, la 'vedova nera', si è emancipata dal ruolo di consorte del boss per guadagnare lei stessa un ruolo di gestione all'interno del clan Moccia. E anche lei, come Maria Licciardi in particolare curava gli affari criminali nel settore dell'edilizia. Lady Mazza, vedova di Gennaro Moccia, capo dell'omonimo clan, originario di Afragola, dopo la sua morte ne ereditò il ruolo di comando gestendo per decenni gli affari criminali della cosca. É stata la prima donna arrestata per associazione mafiosa il 16 novembre del 1978, ma ha continuato ad esercitare il suo ruolo fino al 2017 quando è morta per un ictus, e il suo funerale si ricorda ancora per lo sfarzo, con la bara portata da una carrozza funebre tirata da sei cavalli.

Antonella Madonna, ad Ercolano (Napoli), acquistò la fiducia del marito che era in carcere e la guida del clan fino a quando, tradito il marito a letto, lo tradì anche con un pentimento davanti ai magistrati, diventando la prima donna di camorra a pentirsi. Aveva ventisei anni e due figlie. Teresa De Luca Bossa, intanto, è stata la prima donna condannata al carcere duro, il 41 bis, perché ritenuta a capo dell'omonimo clan del quartiere di Ponticelli. Madre di Antonio De Luca Bossa, comincia la sua carriera criminale all'inizio degli anni Novanta quando gestisce la florida piazza di spaccio della zona di Bartolo Longo. Nunzia D'Amico, sorella dei boss di Ponticelli Giuseppe e Antonio, e reggente della cosca, è stata la prima donna uccisa nel 2015 con modalità in genere riservata a un capoclan, affrontata da sicari mentre usciva dal portone del palazzo in cui abitava e colpita da 7 proiettili. In passato, due donne spiccarono nel panorama criminale campano, ma con ben altri ruoli. Assunta Maresca, detta Pupetta, nata a Castellammare di Stabia il 19 gennaio 1935, era moglie del boss di camorra Pasquale Simonetti, detto Pascalone 'e Nola e figlia del contrabbandiere Alberto. A vent'anni, incinta, Pupetta vendicò l'omicidio del marito, avvenuto nell'ambito di un regolamento di conti per il controllo illegale del mercato ortofrutticolo di Corso Novara, a Napoli. E infine Rosetta Cutolo, sorella del boss Raffaele, fedele esecutrice dei suoi ordini dal carcere e custode dei segreti del clan.