Monsignor Domenico Battaglia
Monsignor Domenico Battaglia

Napoli, 12 ottobre 2021 – Dieci agguati e cinque attentati con l’esplosione di ordigni. È il bilancio dell’ultimo pesantissimo anno vissuto a Napoli Est, dove è ormai conclamato lo scoppio di una vera e propria guerra tra clan. Ponticelli è ormai a ferro e fuoco, la lotta di potere tra i clan De Micco e i De Luca Bossa sta macchiando di sangue il quartiere. E infatti l’ultima vittima lasciata sul campo - il 23enne Carmine D'Onofrio, ucciso con sette colpi di pistola sparati a bruciapelo – è il segno tangibile di questa guerra. Figlio illegittimo di Giuseppe De Luca Bossa, a sua volta fratello dell'ergastolano Antonio, il potentissimo boss detto “Tonino ò sicco”, D’Onofrio è stato ucciso pochi giorni dopo l'esplosione della bomba piazzata davanti alla casa del boss Di Micco, capo della fazione opposta.

Il bilancio della guerra

Dal 26 settembre 2020 allo scorso 6 ottobre, giorno in cui è stato ucciso Carmine D'Onofrio, figlio illegittimo di Giuseppe De Luca Bossa, a sua volta fratello dell'ergastolano Antonio, detto “Tonino ò sicco”, nel quartiere Ponticelli di Napoli si sono susseguiti una decina di agguati, tre dei quali mortali - quelli in cui sono stati uccisi Giulio Fiorentino, Salvatore De Martino e Carmine D'Onofrio - e cinque esplosioni di ordigni, una delle quali nei pressi dall'abitazione del boss Marco De Micco, detto “Bodo”, fondatore dell’omonimo clan che ha preso potere a Ponticelli dopo il declino dei Sarno.

Ieri sono state eseguiti 11 arresti per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Coinvolti i clan Minichini, De Luca Bossa e Casella, in carcere sono finiti anche i boss Eduardo e Giuseppe Casella. L'urgenza della misure cautelari emesse dalla Direzione distrettuale antimafia, firmate dai pm Simona Rossi e Antonella Fratello, si fondano sul pericolo di fuga, ma mirano anche ad attenuare la pericolosità sociale insita nella competizione armata dei gruppi malavitosi locali, determinati ad accaparrarsi la gestione del malaffare nella periferia est del capoluogo partenopeo, fondata soprattutto su estorsione e droga, il mercato più redditizio del momento. Droga Napoli, soci del narcos Imperiale a Secondigliano: giro d'affari da 90 milioni

A spiegare il capillare controllo della camorra nella zona orientale di Napoli sono i pentiti, tra cui figura un ex affiliato al clan De Micco, legato alla famiglia De Martino che, dopo essere scampato a un agguato il 2 novembre 2020, un mese dopo si è presentato ai carabinieri di Cercola per avviare la sua collaborazione con la giustizia. “Fino a quando i De Martino hanno fatto parte del cartello camorristico – spiega il collaboratore di giustizia – i soldi delle estorsioni finivano tutti nella cassa comune da cui si prelevavano i soldi per l'acquisto di stupefacenti, armi e per gli stipendi agli affiliati, il pagamento degli avvocati e il mantenimento dei detenuti. Nello stesso interrogatorio, risalente allo scorso marzo, il pentito spiega anche che ciascun gruppo si occupava “di estorsioni ad imprenditori, nonché a soggetti che sul territorio svolgevano attività illecita come ai contrabbandieri di sigarette, ai mercatini rionali di merce contraffatta e perfino ai soggetti che facevano truffe assicurative e cambi assegni”. E tra questi figurano anche un parcheggiatore abusivo che lavorava« nei pressi dell'Ospedale del Mare, anche lui sottoposto ad estorsione, come la donna che gestiva una piazza di spaccio, picchiata per costringerla a passare parte dei suoi guadagni a un clan rivale.

Monsignor Battaglia: “Stanno uccidendo Napoli”

"Stanno uccidendo Napoli". È il grido d'allarme che lancia l'Arcivescovo di Napoli, Monsignor Domenico Battaglia. "La scia di sangue che in questi giorni sta attraversando la città, procurando la morte a delle giovani vite e terrore e angoscia a interi quartieri, strade, famiglie, non può lasciarci indifferenti”, continua. “Sotto la croce della nostra città dobbiamo più che mai quest'oggi stare in piedi, insieme e senza distinzione di fede, politica, ruolo sociale ed istituzionale, evitando di sdraiarci supini in attesa che qualcosa cambi da sola e di sederci, rassegnati e assuefatti a veder morire Napoli".

Toni forti di denuncia. "La sta uccidendo la camorra e il malaffare, con la violenza e la crudeltà di coloro che hanno dimenticato di essere umani”, denuncia Battaglia. “La sta uccidendo l'indifferenza di coloro che si voltano dall'altra parte, credendo di poter stare tranquilli, non immischiandosi e non prendendo posizione. La sta uccidendo la scarsa attenzione della politica, nazionale e locale, che pare essersi abituata al sangue versato in terra partenopea, considerandola alla stregua di un paese in guerra”. Ma non solo. “La sta uccidendo ciascuno di noi nella misura in cui fa finta di niente – aggiunge l’arcivescovo di Napoli – e dimentica che il presente e il futuro della nostra città dipende dall'impegno di tutti, dalla capacità che avremo di passare da un freddo individualismo ad un senso rinnovato e caloroso di comunità, dal desiderio fattivo di trasformare tanti piccoli ‘io' impauriti e distratti nella forza di un grande 'noi', la cui carica profetica può essere segno e strumento di una possibile resurrezione della nostra terra".

Manfredi: "Mettermo in campo misure per la sicurezza e legalità"

"L'appello lanciato all'intera città da Monsignor Mimmo Battaglia contro la criminalità organizzata, tornata ad insanguinare le nostre strade, contiene un forte richiamo alle coscienze che merita risposte concrete in primis dalle istituzioni", è il commento del nuovo sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. "Se da una parte, grazie agli investimenti del Governo nazionale e di quello regionale, metteremo in campo misure necessarie a garantire maggiore sicurezza e legalità - continua Manfredi - dall'altra abbiamo sin da subito promosso un patto educativo che veda coinvolti tutti i soggetti impegnati sul territorio in un'opera di prevenzione sociale e formazione delle nuove generazioni. In questo percorso, l'azione della Chiesa sarà fondamentale".