(foto d'archivio)
(foto d'archivio)

Napoli, 1° Giugno 2021 – L’ex moglie lo aveva citato in giudizio accusandolo di aver tenuto una volta sotto sequestro lei e il figlio di 4 anni, oltre ad averla più volte minacciata e picchiata con bastoni, sedie e persino con una PlayStation. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha però assolto l’uomo non giudicando attendibile la denuncia della donna. S.D. è stato comunque condannato per violazione di domicilio a un anno e mezzo di carcere, con pena sospesa.

La storia

La vicenda si è sviluppata a Castel Volturno, dove entrambi i soggetti risiedono, ma è approdata a Santa Maria Capua Vetere dopo la denuncia della donna ai carabinieri di presunti maltrattamenti subiti dal marito, anche davanti ai figli di 16 e 4 anni. Lei stessa ha riferito che dopo che i due si sono lasciati, più volte S.D. l’avrebbe minacciata di andare a uccidere con una pistola il suo nuovo compagno.

Sempre stando alle accuse, l’uomo le avrebbe anche intimato di non farsi vedere in giro con il rivale in amore e sarebbe arrivato quasi a soffocarla, aggredirla con calci e pugni e irrompere più volte nella sua abitazione. In una particolare circostanza, ha raccontato la donna, l'ex marito avrebbe anche chiuso lei e il figlio di 4 anni in una stanza dell’appartamento, impedendo loro di uscire. Forte di una testimonianza che sembrava convincente, la Procura aveva ottenuto per S.D. il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall'ex moglie e poi il processo.

Il processo

Grazie anche al lavoro del proprio avvocato difensore, l’imputato è riuscito però a dimostrare la sua innocenza, almeno rispetto alle accuse più gravi. È stato determinate l’esame reso in dibattimento dai carabinieri di quando sono intervenuti per la prima volta nei confronti dell’uomo. Secondo l’ex moglie infatti, S.D. voleva uccidere il suo nuovo compagno con una pistola che i militari, durante un controllo, avevano effettivamente ritrovato e sequestrato all’uomo: si trattava di una scacciacani.

Le forze dell’ordine hanno però riferito di non aver trovato riscontri, in quell’occasione, della volontà omicida di S.D. e di non sapere nulla delle accuse di sequestro e maltrattamenti nei suoi confronti. Tutto questo perchè la donna era andata a denunciare i fatti solo il giorno dopo la confisca dell’arma.

Le accuse hanno quindi retto fino alla sentenza, che ha assolto l’uomo con formula piena "perché il fatto non sussiste", ma lo ha condannato comunque per i reati meno gravi di violazione di domicilio e possesso di arma. Il collegio giudicante ha, inoltre, revocato la misura del divieto di avvicinamento.