31 gen 2022

Estorsione nel Casertano, imprenditore costretto a pagare tassi usurai fino al 120%

Tre arresti e il sequestro preventivo di terreni e immobili per 240mila euro. La banda utilizzava il nome del clan camorristico dei Belforte per costringere un imprenditore locale a emettere assegni in bianco con tassi usurai, poi incassati da persone compiacenti

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Il Tribunale di Napoli

Napoli, 31 gennaio 2022 – Prestiti con tassi usurai fino al 120% e minacce aggravate da metodo mafioso. Sono gli ingredienti di un mix esplosivo di un giro di estorsione scoperto nel Casertano, dove una banda costringeva un imprenditore a ripagare i prestiti con interessi folli, emettendo assegni "in bianco", poi incassati da insospettabili compiacenti. Tre le persone arrestate, due destinatari di ordine di custodia in carcere e uno degli arresti domiciliari. La Procura di Napoli ha inoltre disposto il sequestro di terreni e fabbricati per un valore di 240mila euro.

L'operazione è stata eseguita dai militari del comando provinciale della guardia di finanza di Caserta, a seguito dell'esito delle indagini svolte dalla compagnia di Marcianise e coordinate dalla Dda di Napoli. È stato possibile ricostruire alcune condotte usuraie ed estorsive che gli indagati, in concorso con altri, avrebbero posto in essere ai danni di un imprenditore locale, facendo anche
ricorso a forme di intimidazione basate sulla “spendita del nome” del clan camorristico dei Belforte, attivo nel territorio casertano. I tre arrestati dovranno rispondere di usura, estorsione e impiego di proventi illeciti, aggravati anche dall’utilizzo di metodo mafioso.

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Come era organizzata l'usura

Un imprenditore avrebbe emesso assegni in bianco, comprensivi della quota capitale e degli interessi – pari al 120% annuo – successivamente posti all'incasso da insospettabili soggetti
compiacenti i quali, una volta prelevate le somme in contanti dai loro conto correnti, le consegnavano ai reali beneficiari. Sono state ricostruite, inoltre, alcune operazioni che avrebbero consentito agli indagati di riciclare parte dei proventi illeciti maturati grazie al contributo di un imprenditore che, pur essendo a conoscenza della loro origine delittuosa, si sarebbe prestato ad utilizzare alcuni assegni oggetto di usura come mezzi di pagamento nella propria azienda.

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La guardia di finanza ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di terreni e fabbricati per un totale di circa 240mila euro, che si ritengono essere beni di valore equivalente rispetto ai presunti proventi illeciti maturati attraverso la percezione degli interessi usurai.

 

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