Una ricercatrice in laboratorio (foto di repertorio)
Una ricercatrice in laboratorio (foto di repertorio)

Napoli, 4 giugno 2021 - Una nuova scoperta che potrebbe aiutare nella lotta al Covid-19, grazie a una tecnica messa a punto in Italia nei laboratori del “Ceinge-Biotecnologie avanzate” di Napoli. Si tratta di nuovi anticorpi capaci di contrastare l’infezione del virus Sars-Cov-2, compresa la variante inglese.

Perché sono risultati interessanti

L’obiettivo dei ricercatori della task force finanziata dalla Regione Campania era individuare anticorpi umani per inibire l'infezione da Covid-19. L’aspetto più interessante della scoperta è l’innovativa tecnica utilizzata per generare nuovi anticorpi. 

In futuro, potrebbe essere utilizzata per isolare altri anticorpi specifici che svolgono un ruolo chiave nella patologia da combattere. Questi anticorpi, inoltre, non indurrebbero infiammazioni e non provocherebbero quindi effetti collaterali.

Il lavoro dei ricercatori di Napoli

Gli studiosi del Ceinge sono partiti dall’analisi di frammenti di anticorpi umani, fra i quali sono stati selezionati quelli che avevano delle affinità, per poi identificare gli anticorpi in grado di legare la proteina Spike, presente sul rivestimento virale del Sars-Cov-2 e responsabile dell’ingresso del virus nelle cellule delle vie respiratorie, già al centro degli studi fatti sui vaccini contro il Covid-19. 

Alcuni di questi frammenti di anticorpi “si sono dimostrati capaci di inibire l'infezione di colture cellulari umane del virus Sars-Cov-2 e della sua variante inglese” ha spiegato Claudia De Lorenzo, ordinaria di Biochimica presso il dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell'Università Federico II e ricercatrice del Ceinge. Adesso i risultati in laboratorio dovranno essere confermati e validati in vivo, perché la ricerca possa essere utilizzata come strumento nella lotta al Covid-19.

Il team di ricercatori

Lo studio scientifico ha visto la collaborazione dei team di ricerca diretti rispettivamente da Massimo Zollo e da Nicola Zambrano, professori dell'Università Federico II e principal investigators Ceinge, con il contributo dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno.

Nel gruppo di Claudia De Lorenzo hanno lavorato al progetto anche due giovani ricercatrici: Margherita Passariello, assegnista di ricerca, e Cinzia Vetrei, dottoranda, presso il Dipartimento di Medicina molecolare e Biotecnologie mediche della Federico II.