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22 ago 2021
22 ago 2021

Covid Napoli, aumentano i parti prematuri: con il virus rischio più alto del 60%

Dopo gli ultimi due parti pre-termine avvenuti al Policlinico, uno studio dell'Università della California conferma: l'infezione aumenta il rischio in presenza di infezione Covid

22 ago 2021
(DIRE) Roma, 21 ott. - L'amniocentesi non fa piu' paura. In Italia sempre piu' donne (circa il 20%) si sottopongono a questo tipo di test, che e' in grado di scoprire moltissime anomalie cromosomiche ma anche migliaia di altre patologie. Non piu' basata su fattori di pericolo, ma solo sulla volonta' dei genitori di conoscere lo stato di salute del figlio, l'amniocentesi puo' essere eseguita da tutte le donne. E per quanto riguarda il rischio di aborto- fanno sapere gli esperti- e' diventato nullo grazie all'introduzione della profilassi con antibiotici. Per saperne di piu' la Dire ha intervistato il professor Claudio Giorlandino, ginecologo e segretario generale Sidip (Italian college of fetal maternal medicine). - Lei e' stato tra i primi in Italia - circa 20 anni fa - ad eseguire amniocentesi. Cosa e' cambiato da allora? "Tutto. Il rischio di aborto si e' azzerato e paradossalmente, con l'introduzione della profilassi con antibiotici, sembrerebbe che abortiscano meno donne che fanno l'amnio rispetto a quelle che non la fanno. A cambiare e' stata soprattutto l'analisi genetica: mentre un tempo era limitata alla sindrome di Down, Trisomia 13 e 18, e a qualche altra patologia cromosomica, oggi lo studio del Dna ha reso l'amniocentesi e la villocentesi insostituibili se si vogliono conoscere centinaia di patologie fin dal terzo mese di gravidanza. Patologie che vanno dal nanismo all'atrofia muscolare spinale, dalle cardiopatie alle forme di autismo, dalla fibrosi cistica fino al ritardo mentale". - Quante donne all'anno si sottopongono ad amniocentesi in Italia? "� difficile valutare il numero esatto perche' non esistono registri che riferiscano dati certi. All'incirca si ritiene che in Italia il 20% delle donne si sottopone ad una diagnosi prenatale invasiva (amniocentesi o villocentesi). La condizione varia pero' da regione a regione: in quelle centrali e del nord ovest, per esempio, l'incidenza e' maggiore, mentre in quelle insulari e' piu' bassa. Il fanalino di coda e' rappresentato dalle regioni del nord est, dove tale ricorso e' meno diffuso. In queste regioni si registra anche la piu' alta incidenza di nati con patologie cromosomiche e genetiche". - Quali sono le patologie piu' frequenti che si riscontrano? "Nella diagnosi prenatale si riscontrano piu' frequentemente patologie cromosomiche, questo pero' accade solo perche' la maggior parte delle amniocentesi o villocentesi sono eseguite con questo scopo. Ma va anche detto che nel materiale fetale, prelevato con queste metodiche, si possono cercare moltissime patologie. Quindi alla domanda 'quali sono le patologie che piu' frequentemente si riscontrano?', potrei rispondere cosi': 'Quelle che si cercano!'". - Amniocentesi e anomalie cromosomiche: esiste una casistica?  "La casistica sulle anomalie cromosomiche e' legata all'incidenza di tali forme nella popolazione esaminata. Sappiamo infatti che se eseguiamo un'amniocentesi per cercare le semplici patologie cromosomiche in una gestante ad alto rischio - come avviene in quelle dopo i 35 anni, in quelle che hanno un bi-test elevato, oppure ancora in quelle dove e' stato eseguito uno screening del Dna fetale nel sangue materno - l'incidenza e' molto alta (oltre il 30%). Se invece eseguiamo un'amniocentesi a una donna giovane senza rischi anamnestici e senza rischi specifici, l'incidenza delle anomalie cromosomiche e' bassa (circa 1 su 400/600). Va pero' chiarito che l'incidenza delle altre numerosissime patologie genetiche che possono essere individuate nell'amniocentesi e' estremamente elevata, indipendentemente sia dall'eta' sia dai fattori di rischio anamnestici o specifici. Si calcola infatti che ben 6 bambini su 100 nascono con patologie genetiche, e di questo numero enorme le moderne tecniche di studio del Dna potrebbero individuarne oltre la meta'". - Quando e' il caso di sottoporsi ad amniocentesi? "La scelta di sottoporsi ad un'amniocentesi non e' piu' basata su fattori di rischio ma sulla volonta' dei genitori di conoscere lo stato di salute del figlio. Le moderne tecniche di analisi, infatti, non si limitano piu' a cercare le semplici patologie cromosomiche. In questi casi, in passato, era giusto che l'amniocentesi fosse eseguita solo nelle donne ad alto rischio; ora invece, essendo in grado di scoprire agevolmente migliaia di patologie spesso molto piu' gravi di quelle cromosomiche, ogni donna puo' decidere di sapere. Questo anche perche' il beneficio di informazione e' molto maggiore del teorico rischio di aborto che oggi, grazie a queste metodiche - quando correttamente eseguite - e' nullo". - Quanto dura il test? � doloroso? "L'amniocentesi, come la villocentesi, dura pochi secondi ed e' praticamente indolore. Gli aghi appositamente studiati, il ricorso alla continua osservazione ecografica durante la procedura, e soprattutto l'uso di una profilassi antibiotica prima dell'amniocentesi, ha ridotto il pericolo addirittura al di sotto del rischio naturale di abortire per chi non la esegue. Va poi detto con chiarezza che il rischio del 1% di aborto, che si sente continuamente imputare quando si parla di amniocentesi, si riferisce ad uno studio del 1980, quando le amniocentesi erano eseguite alla cieca e senza ecografia. Ebbene, anche se in quei casi non si sapeva neanche dove l'ago veniva infisso, soltanto 1 gravidanza su 100 abortiva. � quindi ovvio che oggi, con tutte le precauzioni e i metodi disponibili dopo oltre 30 anni di esperienza, il rischio si e' ovviamente azzerato". - E per quanto riguarda i costi, intorno a che cifra ci aggiriamo? "I costi di un'amniocentesi sono molto bassi, cio' che costa e' la procedura analitica di laboratorio. Una amniocentesi o villocentesi tradizionale puo' costare (compreso anche il costo del laboratorio) poche centinaia di euro. Eseguire invece gli studi del genoma, che svelano tutte le malattie oggi diagnosticabili, aumenta considerevolmente il costo dell'esame che supera i 1000 euro".   (Cds/ Dire) 15:54 21-10-1
Gravidanza: donna incinta
(DIRE) Roma, 21 ott. - L'amniocentesi non fa piu' paura. In Italia sempre piu' donne (circa il 20%) si sottopongono a questo tipo di test, che e' in grado di scoprire moltissime anomalie cromosomiche ma anche migliaia di altre patologie. Non piu' basata su fattori di pericolo, ma solo sulla volonta' dei genitori di conoscere lo stato di salute del figlio, l'amniocentesi puo' essere eseguita da tutte le donne. E per quanto riguarda il rischio di aborto- fanno sapere gli esperti- e' diventato nullo grazie all'introduzione della profilassi con antibiotici. Per saperne di piu' la Dire ha intervistato il professor Claudio Giorlandino, ginecologo e segretario generale Sidip (Italian college of fetal maternal medicine). - Lei e' stato tra i primi in Italia - circa 20 anni fa - ad eseguire amniocentesi. Cosa e' cambiato da allora? "Tutto. Il rischio di aborto si e' azzerato e paradossalmente, con l'introduzione della profilassi con antibiotici, sembrerebbe che abortiscano meno donne che fanno l'amnio rispetto a quelle che non la fanno. A cambiare e' stata soprattutto l'analisi genetica: mentre un tempo era limitata alla sindrome di Down, Trisomia 13 e 18, e a qualche altra patologia cromosomica, oggi lo studio del Dna ha reso l'amniocentesi e la villocentesi insostituibili se si vogliono conoscere centinaia di patologie fin dal terzo mese di gravidanza. Patologie che vanno dal nanismo all'atrofia muscolare spinale, dalle cardiopatie alle forme di autismo, dalla fibrosi cistica fino al ritardo mentale". - Quante donne all'anno si sottopongono ad amniocentesi in Italia? "� difficile valutare il numero esatto perche' non esistono registri che riferiscano dati certi. All'incirca si ritiene che in Italia il 20% delle donne si sottopone ad una diagnosi prenatale invasiva (amniocentesi o villocentesi). La condizione varia pero' da regione a regione: in quelle centrali e del nord ovest, per esempio, l'incidenza e' maggiore, mentre in quelle insulari e' piu' bassa. Il fanalino di coda e' rappresentato dalle regioni del nord est, dove tale ricorso e' meno diffuso. In queste regioni si registra anche la piu' alta incidenza di nati con patologie cromosomiche e genetiche". - Quali sono le patologie piu' frequenti che si riscontrano? "Nella diagnosi prenatale si riscontrano piu' frequentemente patologie cromosomiche, questo pero' accade solo perche' la maggior parte delle amniocentesi o villocentesi sono eseguite con questo scopo. Ma va anche detto che nel materiale fetale, prelevato con queste metodiche, si possono cercare moltissime patologie. Quindi alla domanda 'quali sono le patologie che piu' frequentemente si riscontrano?', potrei rispondere cosi': 'Quelle che si cercano!'". - Amniocentesi e anomalie cromosomiche: esiste una casistica?  "La casistica sulle anomalie cromosomiche e' legata all'incidenza di tali forme nella popolazione esaminata. Sappiamo infatti che se eseguiamo un'amniocentesi per cercare le semplici patologie cromosomiche in una gestante ad alto rischio - come avviene in quelle dopo i 35 anni, in quelle che hanno un bi-test elevato, oppure ancora in quelle dove e' stato eseguito uno screening del Dna fetale nel sangue materno - l'incidenza e' molto alta (oltre il 30%). Se invece eseguiamo un'amniocentesi a una donna giovane senza rischi anamnestici e senza rischi specifici, l'incidenza delle anomalie cromosomiche e' bassa (circa 1 su 400/600). Va pero' chiarito che l'incidenza delle altre numerosissime patologie genetiche che possono essere individuate nell'amniocentesi e' estremamente elevata, indipendentemente sia dall'eta' sia dai fattori di rischio anamnestici o specifici. Si calcola infatti che ben 6 bambini su 100 nascono con patologie genetiche, e di questo numero enorme le moderne tecniche di studio del Dna potrebbero individuarne oltre la meta'". - Quando e' il caso di sottoporsi ad amniocentesi? "La scelta di sottoporsi ad un'amniocentesi non e' piu' basata su fattori di rischio ma sulla volonta' dei genitori di conoscere lo stato di salute del figlio. Le moderne tecniche di analisi, infatti, non si limitano piu' a cercare le semplici patologie cromosomiche. In questi casi, in passato, era giusto che l'amniocentesi fosse eseguita solo nelle donne ad alto rischio; ora invece, essendo in grado di scoprire agevolmente migliaia di patologie spesso molto piu' gravi di quelle cromosomiche, ogni donna puo' decidere di sapere. Questo anche perche' il beneficio di informazione e' molto maggiore del teorico rischio di aborto che oggi, grazie a queste metodiche - quando correttamente eseguite - e' nullo". - Quanto dura il test? � doloroso? "L'amniocentesi, come la villocentesi, dura pochi secondi ed e' praticamente indolore. Gli aghi appositamente studiati, il ricorso alla continua osservazione ecografica durante la procedura, e soprattutto l'uso di una profilassi antibiotica prima dell'amniocentesi, ha ridotto il pericolo addirittura al di sotto del rischio naturale di abortire per chi non la esegue. Va poi detto con chiarezza che il rischio del 1% di aborto, che si sente continuamente imputare quando si parla di amniocentesi, si riferisce ad uno studio del 1980, quando le amniocentesi erano eseguite alla cieca e senza ecografia. Ebbene, anche se in quei casi non si sapeva neanche dove l'ago veniva infisso, soltanto 1 gravidanza su 100 abortiva. � quindi ovvio che oggi, con tutte le precauzioni e i metodi disponibili dopo oltre 30 anni di esperienza, il rischio si e' ovviamente azzerato". - E per quanto riguarda i costi, intorno a che cifra ci aggiriamo? "I costi di un'amniocentesi sono molto bassi, cio' che costa e' la procedura analitica di laboratorio. Una amniocentesi o villocentesi tradizionale puo' costare (compreso anche il costo del laboratorio) poche centinaia di euro. Eseguire invece gli studi del genoma, che svelano tutte le malattie oggi diagnosticabili, aumenta considerevolmente il costo dell'esame che supera i 1000 euro".   (Cds/ Dire) 15:54 21-10-1
Gravidanza: donna incinta

Napoli, 22 agosto 2021 – Due parti prematuri in pochi giorni al Policlinico di Napoli, due giovani donne affette da gravi sintomi Covid sono state operate d'urgenza per mettere in sicurezza la loro vita e quella dei neonati. All'ospedale Federico II si è alzata l'allerta, già si teme che non si tratti di casi isolati. E, infatti, i medici del Policlinico stanno monitorando le condizioni di salute di altre 12 donne arrivate in ospedale in gravidanza, non vaccinate e con il Covid, di cui due in terapia intensiva.

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Secondo uno studio condotto dagli scienziati dell'Università della California, l'infezione da Covid durante la gravidanza può aumentare fino al 60% il rischio di parto prematuro, dato che schizza al 160% nei casi di donne affette da ipertensione, diabete e obesità.

Stando ai risultati del gruppo di ricerca, il rischio di parto dopo meno di 32 settimane di gestazione risulta del 60% più elevato tra le mamme che durante la gravidanza avevano avuto l'infezione. Allo stesso tempo, è stato registrato un aumento del 40% della probabilità di portare a termine una gravidanza a meno di 37 settimane di gestazione per le donne incinte con Covid-19.

Federico II: due episodi in pochi giorni

Nei giorni scorsi, al Policlinico di Napoli i medici sono dovuti intervenire in due distinti casi per fare nascere due bambini prima del termine della gravidanza. Entrambe le donne erano positive al Covid, gravissime e senza vaccinazione.

Il 18 agosto, una 31enne napoletana ricoverata in terapia intensiva per una polmonite dovuta al Coronavirus ha partorito al sesto mese di gravidanza. Con l'aggravarsi delle condizioni i medici hanno deciso di operare: parto cesareo per salvare il bambino. Il piccolo è ritenuto “grave prematuro”. Il neonato ha serie difficoltà respiratorie e di alimentazione. Il giorno successivo, un'altra donna incinta positiva al Covid è arrivata in ospedale in gravi condizioni: intubata, è stata subito operata per far nascere il bambino. Il neonato, molto prematuro, è di 24 settimane. La neo mamma - una 25enne di Vallo della Lucania, nel Salernitano - è arrivata in ospedale già intubata e in condizioni gravi, trasferita dall'ospedale di Vallo dove era ricoverata da tre giorni in terapia intensiva.

I risultati dalla ricerca

La ricerca, pubblicata sulla rivista “The Lancet Regional Health - Americas”, ha valutato gli impatti della pandemia sulle donne in gravidanza. Il team di San Francisco dell'Università della California, guidato da Deborah Karasek, ha analizzato le 240.157 nascite tra luglio 2020 e gennaio 2021, documentate dai certificati di nascita della California Vital Statistics. Circa il 3,7% delle donne considerate aveva riportato una diagnosi di Covid-19 durante la gestazione. Il tasso di parti pre-termine per le donne che avevano avuto l'infezione era dell'11,8% contro l'8,7% per le pazienti che non avevano contratto il nuovo Coronavirus.

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“Il parto anzitempo è associato a molte difficoltà per madri e figli - osserva Karasek - i nostri risultati indicano l'importanza delle misure preventive tra le donne in gravidanza. Le mamme possono manifestare preoccupazione sui vaccini antiCovid e la salute dei loro bimbi, per questo è fondamentale instaurare un dialogo aperto e sincero con un esperto".

Gli scienziati: vaccinazioni per le donne in gravidanza

Lo scorso 30 luglio, aggiunge la scienziata, è stata pubblicata una guida aggiornata dell'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), “in cui si raccomandano le vaccinazioni per le donne in dolce attesa”. Come limite dello studio, gli autori riconoscono l'impossibilità di determinare in quale momento della gravidanza le donne avessero contratto l'infezione da Coronavirus e quanto fosse acuta la manifestazione dei sintomi. “Questi dettagli sono in fase di analisi tramite altre ricerche - concludono gli scienziati - perché rappresentano uno strumento importante per comprendere i meccanismi con cui Covid-19 influenza il rischio di nascite premature”.

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