Uno sfratto
Uno sfratto

Napoli, 17 maggio 2021 – Chiede giustizia e il rispetto della sua dignità la 56enne di Napoli che da 21 giorni è costretta a vivere in un’auto dopo essere stata sfrattata dall’abitazione che le era stata concessa a seguito della separazione dal marito.

Da 21 giorni costretta a vivere in auto

Il provvedimento di sfratto, emesso nel 2020, è diventato esecutivo lo scorso 27 aprile malgrado lo stop disposto a causa della pandemia da Covid-19. La 56enne, che ha due figli di 25 e 22 anni oltre ad alcune piccole ma fastidiose patologie, vive con i 500 euro di mantenimento dell'ex marito.

Di questi 500, però, ne rimarrebbero soltanto 100, in quanto gli altri 400 sarebbero destinati ai figli. Una cifra non sufficiente per una vita dignitosa. Così, la donna, si è vista costretta a trasformare la sua vettura in una casa.

“Voglio giustizia e verità”

“Io voglio solo giustizia, voglio che la verità riaffiori – racconta –. Sto lottando da anni, tutto è iniziato con una denuncia d'ufficio presentata a un centro al quale mi rivolsi a seguito delle violenze subite, e oggi mi ritrovo buttata per strada”.

Di giorno la 56enne vaga per Napoli e si ferma dove trova posto. Di notte, invece, parcheggia nelle zone della città che ritiene più rassicuranti, per evitare di incappare in malintenzionati. Infine, la mattina, grazie all'aiuto di qualche conoscente, riesce a usare il bagno e a farsi una doccia.

“Non posso vivere con 100 euro”

“Qualcuno mi ospita – spiega – per farmi usare il bagno, ma purtroppo il letto non ce l'ho. Pensi che i primi tre giorni non avevo neppure il bagno...”. La donna è stata sposata per quasi 25 anni, dal 1993 al 2017, con un imprenditore. Dopo la separazione il giudice le ha affidato la casa di famiglia, mentre l’ex marito si è trasferito in un’altra abitazione.

“I dissidi con lui si sono acuiti nel corso di questi anni e – continua la 56enne – per me la situazione è peggiorata costantemente: percepisco un ‘mantenimento’ di appena 500 euro al mese, 400 dei quali dovrebbero andare ai miei figli, ma io con 100 euro non posso vivere. Ho anche subìto maltrattamenti fisici e morali, ma ora quello che più conta è la dignità”.