No Camorra
No Camorra

Napoli, 1 giugno 2021 – “La camorra ha reso la mia infanzia un inferno”. Lo ha detto, in un lungo messaggio indirizzato alle opposizioni, Emanuele D’Apice, neo eletto presidente del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia, nel Napoletano, finito al centro delle polemiche per il suo elogio al padre condannato per mafia.

Dopo l’elezione alla presidenza del parlamentino locale, ottenuta nella fila della compagine di centrodestra del sindaco Gaetano Cimmino, nel suo discorso inaugurale D’Apice aveva elogiato per i “valori che mi ha trasmesso” la figura del padre, Luigi, morto un anno fa.

Le accuse delle opposizioni dopo il discorso

Ma nel passato di D’Apice senior pesa soprattutto una condanna scontata in carcere per associazione al clan camorristico Cesarano. Circostanza che aveva scatenato un forte dibattito con le opposizioni consiliari a colpi di interrogazioni e accuse, ritenendo quelle parole un insulto alla cittadinanza intera soprattutto perché pronunciate nell’aula dedicata a Falcone e Borsellino.

Accuse alle quali il politico stabiese ha ora deciso di rispondere. D’Apice jr. ha infatti spiegato che il genitore ha scontato la sua pena e ha poi educato i figli in modo da tenerli lontani dagli ambienti criminali e aborrendo la camorra. “La camorra ha reso la mia infanzia un inferno – ha scritto il presidente del Consiglio comunale –. Io rappresento il desiderio di riscossa dal cancro che ancora oggi martorizza la nostra terra”.

D’Apice: “Mia terra martoriata dalla camorra”

“Da quando ho pronunciato il mio discorso in aula – ha proseguito – sto vivendo attacchi che hanno reso la mia esistenza un tormento, insieme a quella delle mie sorelle professioniste impegnate nel sociale. Guardo a mio figlio... Un bambino non dovrebbe mai provare quelle sensazioni, e farò ogni cosa in mio potere e lotterò fino a che avrò fiato in corpo affinché nessun bambino della mia terra martoriata dalla camorra, possa provare sulla propria pelle quello che ho provato io”.

D’Apice ha quindi concluso il suo intervento definendosi “un giovane che ha vissuto sulla propria pelle il male della camorra e lo ha sconfitto con tutta la propria famiglia. Un giovane che dalla periferia di Castellammare con le sole proprie forze è riuscito a raggiungere una carica così importante”.