22 gen 2022

Camorra Napoli, il procuratore Riello: "Boss a 18 anni, minorenni reclutati dai clan"

"Napoli è la città con il più alto numeri di clan presenti nel tessuto urbano e di minorenni al servizio della camorra". Lo ha detto Luigi Riello all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2022

Napoli, 22 gennaio 2022 – “A Napoli si può essere boss di camorra a 18 anni, si partecipa a delitti efferati tra i 15 e i 18 anni, a 14 anni si è già nel giro della droga e si è pronti per essere assoldati dai clan, a 13 anni si ha già come modello di vita il camorrista del quartiere". È una fotografia inquietante quella tracciata stamattina dal procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2022 a Castel Capuano. Parole dure che arrivano a pochi giorni dalla stipula del protocollo sicurezza da parte della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, che aveva messo in guardia: “Il problema delle baby gang esiste”.

“Napoli non è tra le prime 50 città più violente al mondo per numero di omicidi – ha detto Riello – , non è la prima in Europa né tantomeno in Italia. Da dove deriva allora la singolarità della situazione dell'ordine pubblico a Napoli? Sicuramente da due dati: il più alto numero di clan presenti nel tessuto urbano e il numero più alto di minorenni in contatto con la criminalità degli adulti”. È stato un anno di sangue in tutto il Napoletano, dove la guerra tra i clan ha ripreso vigore nella zona orientale della città e nei Comuni dell’hinterland. Tra agguati di camorra, rapine violente come quella che ha portato alla morte del pescivendolo di Boscoreale, fino agli attacchi incendiari per il pizzo – l’ultimo è avvenuto pochi giorni fa a Frattamaggiore – i napoletani sono allo stremo.

Napoletano, due cartelli mafiosi controllano il territorio

A Napoli, nella terza città d'Italia per pericolosità, la situazione è in continua evoluzione. “Le indagini – entra nel dettaglio il procuratore Luigi Riello – mostrano una realtà diversa da quella della vulgata mediatica della polverizzazione delle strutture camorristiche: l'intera area metropolitana è controllata da due cartelli mafiosi, quello dell'Alleanza di Secondigliano e quello che fa capo alla famiglia Mazzarella. Il primo soprattutto è, per dimensioni e pericolosità, l'obiettivo prioritario dell'azione di contrasto della Dda".

Citando l'analisi del fenomeno camorristico del procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, Riello ha sottolineato "la dimensione affaristico-imprenditoriale della criminalità organizzata che coesiste con quella violenta della contrapposizione di bande che si disputano il mercato della droga e il racket”. La prima natura dei clan, quello del business imprenditoriale “è sempre più marcata, al punto che si può parlare di cartelli mafiosi con figure imprenditoriali al vertice”, ha sottolineato Riello. “Non è spesso appropriato parlare di commistioni, ma di un salto qualitativo che vede le cosche gestire affari in prima persona, entrare nel mondo politico, economico e finanziario con proprie figure, senza dover cercare alleanze e senza fare sovente ricorso ai metodi parassitari che hanno, per contro, caratterizzato l'azione criminale dei passati decenni".

La mappa del crimine

L'analisi della Procura di Napoli pone in rilievo la preoccupante vitalità, in tutti i territori del distretto dall'area metropolitana alla provincia di Napoli alle altre tre province Caserta, Avellino, Benevento – “dei clan tradizionalmente radicati in ciascuna zona, a dimostrazione della capacità della camorra di sostituire le perdite conseguenti ai numerosi arresti e di restare sostanzialmente stabile nella sua capacità di penetrazione e di influenza nelle varie aree territoriali", ha detto il procuratore generale nel suo resoconto. "Una capacità ha denunciato Riello manifestata in svariate attività delinquenziali, dal traffico di droga, in particolare cocaina, con proiezioni in Spagna, in Olanda e con legami accertati con i cartelli colombiani, alle estorsioni, all’usura, al lucroso settore delle aste pubbliche, al contrabbando di sigarette, provenienti soprattutto dall'Est Europa".

"Inquietante è la scoperta di trame di alleanze tra camorra e altre consorterie criminali, in particolare la N'drangheta, come è accaduto, ad esempio, nella recente operazione Petrolmafie, che ha consentito di individuare un'unica regia strategica tra clan di Reggio Calabria e di Catanzaro con quelli campani", ha concluso.

Minorenni, manovalanza facile

Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal governatore Vincenzo De Luca, che ha messo in guardia le istituzioni sull’utilizzo del reddito di cittadinanza per foraggiare la manovalanza dei clan, Riello pone l’accento sull’uso indiscriminati di minorenni. "L'inserimento di minorenni in contesti devianti, in particolare nella città di Napoli e nei comuni limitrofi ha aggiunto Riello diviene purtroppo quasi naturale nel caso di appartenenza del giovane ad una famiglia già dedita ad attività illegali. È molto facile entrare in contatto con gruppi criminali spinti dall'aspirazione a facili guadagni, svolgendo attività estorsive o nel mercato della droga, fungendo, per lo più, da vedetta o da pusher. In definitiva, il reclutamento di molti, troppi minorenni nelle fila della camorra continua ad attecchire in un contesto sociale in cui indigenza, assenza di cultura e principi morali, dispersione scolastica, disagio sociale consentono agli spregiudicati capi della criminalità organizzata di realizzare quello che abbiamo definito tristemente il welfare della camorra, pronta a dare prospettive a chi non ne ha dallo Stato, troppo spesso latitante, assumendo il
pericoloso ruolo di benefattrice dei disperati".

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