Cosimo Di Lauro
Cosimo Di Lauro

Napoli, 16 giugno 2021 – A distanza di oltre 16 anni emergono nuovi retroscena sull’omicidio di Massimiliano De Felice, freddato il 28 novembre 2004 nel pieno della ferocissima faida di camorra a Scampia a Napoli, terminata nel 2005, tra il clan guidato dal boss Paolo Di Lauro, alias “Ciruzzo o’ milionario”, e la cosiddetta “alleanza scissionista”.

Alle prime luci dell’alba di oggi, infatti, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Cisterna hanno eseguito – tra Milano e Saluzzo, nel Cuneese – due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip su richiesta della Dda partenopea nei confronti del primogenito del boss, il 48enne Cosimo Di Lauro, reggente del clan durante la faida, e di Nicola Todisco, classe 1982 detto “Ninnone”, entrambi già detenuti per altri fatti.

La faida e la vendetta

Le accuse nei loro confronti sono di detenzione e porto abusivo di armi e di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione: Di Lauro in qualità di mandante e Todisco di esecutore materiale. Reati, questi, aggravati anche dal metodo e dalle finalità mafiose. Secondo quanto ricostruito dai pm, il delitto di De Felice sarebbe maturato come risposta a un precedente duplice agguato che ha dato il via alla guerra fra clan.

Esattamente un mese prima di De Felice, il 28 ottobre 2004, erano stati infatti uccisi due uomini di fiducia di Di Lauro jr., Fulvio Montanino e Claudio Salierno. Da lì era poi scoppiata la faida – condotta con “una strategia di tipo terroristico”, spiega l’Arma in una nota – che vedeva contrapposti i Di Lauro e i clan scissionisti Marino, Amato-Pagano, Abete-Notturno e Abbinante.

La dinamica dell’omicidio

Cosimo Di Lauro avrebbe quindi chiesto a un’articolazione del suo clan, il gruppo Prestieri, attivo nelle aree dell’Oasi del Buon Pastore e dei Sette Palazzi di Scampia, di vendicare la morte dei suoi uomini con l’uccisione di un esponente dell’ala scissionista. La scelta sarebbe quindi ricaduta proprio su Massimiliano De Felice, legato da rapporti di parentela con le famiglie Abbinante e Notturno.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’esecutore materiale dell’omicidio sarebbe invece stato Nicola Todisco, conoscente della vittima e da lui ritenuto un insospettabile. “Ninnone”, come confermato da alcuni pentiti, avrebbe quindi avvicinato De Felice con la scusa di avvisarlo della presenza delle forze dell’ordine in zona, per poi sparargli diversi colpi, colpendolo al capo e al torace, dopo averlo salutato.