Una precedente operazione dei Carabinieri contro il clan dei Casalesi
Una precedente operazione dei Carabinieri contro il clan dei Casalesi

Napoli, 10 giugno 2021 - È finito in carcere anche il figlio di “Sandokan”, il boss dei Casalesi Francesco Schiavone, da anni al 41 bis. Secondo l’accusa, Walter Schiavone, secondogenito dell’ex capo della camorra nel Casertano, di 40 anni, avrebbe obbligato vari caseifici della penisola sorrentina a vendere in via esclusiva e sottocosto i loro prodotti alle aziende riconducibili al clan dei Casalesi, che poi li distribuivano in regime di monopolio nella stessa penisola sorrentina e in Provincia di Caserta, in particolare ad Aversa e nei comuni limitrofi.

Sono stati i Carabinieri di Caserta ad arrestarlo, al termine di un’indagine della Dda. Lo hanno raggiunto nella località segreta dove vive sotto protezione per via della collaborazione con la giustizia del fratello Nicola. Insieme a lui sono finiti in carcere, tutti con l’accusa di associazione di stampo camorristico, anche due stretti collaboratori.

Il sistema di Schiavone

Per gli inquirenti Schiavone avrebbe creato delle società intestate ai suoi fedelissimi che si sarebbero approvvigionate in via esclusiva presso i caseifici della penisola sorrentina. Questi ultimi però, da quanto è emerso in particolare nelle intercettazioni, erano obbligati a vendere sottocosto i loro prodotti. A volte Schiavone, sfruttando la sua parentela criminale, non pagava nemmeno la merce, che rivendeva a prezzo pieno o persino maggiorato nei punti vendita sparsi tra il Casertano e l'hinterland di Sorrento.

Gli altri reati contestati

Tra gli altri reati contestati a Walter Schiavone: la detenzione e il porto in luogo pubblico di armi da sparo e da guerra, l'intestazione fittizia di quote societarie, la concorrenza illecita e l'estorsione, aggravati dalla finalità mafiosa. Uno dei suoi “collaboratori” dovrà risponde, inoltre, di detenzione e spaccio di droga. Nella sua abitazione i Carabinieri hanno sequestrato 1,5 chili di hashish, 72 grammi di cocaina e 54 di marijuana.

L’allarme della Coldiretti

Secondo la Coldiretti, l'agroalimentare è diventato un settore prioritario di investimento da parte della malavita. Si parla di un business da 24,5 miliardi di euro, denuncia l’associazione degli agricoltori: “Le mafie non solo si appropriano di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti”, ha fatto notare la Coldiretti in una nota a commento dell’operazione di oggi.