Sabato 20 Luglio 2024

Caivano, sette politici accusati del dissesto finanziario del Comune: “Debiti per gestione illegale degli appalti”

Secondo la Corte dei conti, l’ex giunta aveva “creato un terreno favorevole allo sviluppo della criminalità organizzata”. Sanzioni per 250mila e stop a incarichi pubblici per 10 anni a sindaco e assessori in carica tra il 2009 e il 2015

Caivano (Napoli), 9 novembre 2023 – Sanzioni per oltre 250mila euro per sette indagati nell’inchiesta sul dissesto finanziario di Caivano. Nel mirino della procura, un ex-sindaco e sei assessori che hanno amministrato il Comune tra il 2006 e il 2015: per loro è stata chiesta anche l’interdizione per 10 anni dai pubblici uffici negli enti locali.

Dopo Napoli, anche Caivano finisce sotto i riflettori della Corte dei Conti, che parla di condotte “scriteriate” e una gestione “disinvolta” dei soldi pubblici nella cittadina del Napoletano. A Caivano è in corso anche un’altra inchiesta della Dda per corruzione che ha portato all'arresto di 18 persone tra dipendenti pubblici e politici locali, accusati di aver fatto affari con la camorra.

Carabinieri davanti al municipio di Caivano (Napoli)
Carabinieri davanti al municipio di Caivano (Napoli)

Sette indagati: chi sono

Le notifiche emesse dai pubblici ministeri Licia Centro e Davide Vitale riguardano un ex-sindaco e sei assessori in carica al Comune di Caivano tra il 2009 e il 2015: sono ritenuti responsabili del dissesto finanziario dell'ente, deliberato nel 2016 dal consiglio comunale.

Secondo la magistratura contabile campana, a Caivano è stato “creato un terreno favorevole allo sviluppo della criminalità organizzata”. Nelle scorse settimane, il Governo ha sciolto il Comune per mafia e ha nominato tre commissari per la gestione ordinaria dell’ente. 

Le accuse: “Debiti fuori bilancio e tasse non riscosse”

Le condotte degli amministratori pubblici – definite “scriteriate” – sono state ritenute “gravemente colpose” dagli inquirenti: emerge, dall'indagine, come i bilanci, approvati dalla compagine amministrativa oggi sotto accusa, “fossero caratterizzati dalla esposizione di residui attivi inesistenti, che alimentavano una fittizia capacità di spesa, da una massiccia mole di debiti fuori bilancio”.

Debiti “frutto di una gestione degli appalti improntata alla illegalità, come accertato anche dall'Anac in un'indagine amministrativa concomitante, con una totale assenza di qualsiasi provvedimento atto e direttiva volto a sanare le rilevantissime criticità contabili, tra cui spicca anche la bassissima capacità di riscossione delle entrate, sensibilmente inferiore alla media nazionale”.

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