Una delle Ferrari al corteo che ha bloccato Arzano (fonte: Facebook Sandro Ruotolo)
Una delle Ferrari al corteo che ha bloccato Arzano (fonte: Facebook Sandro Ruotolo)

Napoli, 15 giugno 2021 – È finito in carcere Pasquale Cristiano, ritenuto un esponente di vertice del gruppo criminale “167”, costola del clan camorristico Amato-Pagano, protagonista lo scorso 6 giugno di una “sfilata” di Ferrari e Lamborghini per le vie del centro di Arzano, nel Napoletano, per festeggiare la comunione del figlio.

L’uomo, arrestato oggi dai carabinieri della Tenenza di Arzano e dai militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, si trovava ai domiciliari ma era stato infatti autorizzato dal Tribunale a lasciare la sua abitazione per partecipare alla cerimonia religiosa. Ma non ai successivi festeggiamenti, però.

Il corteo di auto di lusso nel centro di Arzano

Eppure, hanno ricostruito gli inquirenti, Cristiano, per l’occasione, avrebbe addirittura noleggiato una Ferrari decapottabile di ultima generazione e si sarebbe aggirato per il centro cittadino insieme ad altri veicoli fuoriserie e persone a piedi, creando disagi alla circolazione e bloccando di fatto il traffico.

Insieme a lui anche altri pregiudicati, poi identificati dai carabinieri. Il tutto sarebbe dunque avvenuto in violazione dell’obbligo di immediato rientro presso la sua abitazione dopo la cerimonia. Circostanza letta dai carabinieri come “una vera e propria provocatoria ‘prova di forza’, finalizzata all’affermazione della sua presenza sul territorio”, si legge in una nota dell’Arma.

Il presunto boss passa dai domiciliari al carcere

Al termine delle indagini i militari hanno quindi inviato una dettagliata informativa su quanto accaduto alla Procura Generale, la quale ha poi chiesto e ottenuto dalla Corte d’Appello di Napoli un provvedimento di aggravamento della misura cautelare, che ha portato Cristiano dalla detenzione domiciliare alla prigione.

Alla base della decisione dei giudici ci sono però anche altre presunte violazioni commesse da Cristiano che, “in più di un’occasione, aveva manifestato insofferenza ai controlli di routine delle forze di polizia”, evidenzia la nota. Tra i primi a denunciare l’accaduto erano stati il senatore Sandro Ruotolo e il presidente del Partito Democratico metropolitano di Napoli, Paolo Mancuso.