di Giorgia Cantarini* Il progetto ’Sustainable Style’, giunto alla terza edizione, nasce in piena pandemia nel 2020 per colmare un’esigenza in termini di comunicazione e prodotto. Da una parte sovvertire il concetto di green=non cool e dall’altra proporre abbigliamento e accessori con requisiti produttivi a basso impatto per l’ambiente, con tessuti certificati, recuperati, riciclati e ibridi innovativi. La selezione del progetto, da me curato per Pitti Uomo, si basa su criteri di responsabilità sociale e ambientale, alla base del dna dei brand presenti. Sempre attenti a realizzare un prodotto...

di Giorgia Cantarini*

Il progetto ’Sustainable Style’, giunto alla terza edizione, nasce in piena pandemia nel 2020 per colmare un’esigenza in termini di comunicazione e prodotto. Da una parte sovvertire il concetto di green=non cool e dall’altra proporre abbigliamento e accessori con requisiti produttivi a basso impatto per l’ambiente, con tessuti certificati, recuperati, riciclati e ibridi innovativi. La selezione del progetto, da me curato per Pitti Uomo, si basa su criteri di responsabilità sociale e ambientale, alla base del dna dei brand presenti. Sempre attenti a realizzare un prodotto di qualità, colpiscono per il loro stile.

Lo scouting è internazionale, ed è frutto d’indagine attenta tramite fashion week, premi, atenei di moda più prestigiosi e Instagram. Fin dalla prima edizione, Sustainable Style è stato un hub di talenti del calibro di YProject - presente con la capsule Evergreen e vincitore Andam Prize nel 2020 - e Uniforme (vincitore Andam Prize a luglio 2021), nonché di finalisti Lvmh Prize come Phipps e Federico Cina. Il linguaggio è irreverente, vuole comunicare in maniera positiva e non coercitiva, mettendo in piedi un dialogo contemporaneo con il pubblico grazie all’uso dei social e della tecnologia. Come è avvenuto per Wonderwall, fashion movie realizzato all’ultima edizione con una tecnica di intelligenza artificiale mai usata prima dalla moda.

La terza puntata del progetto per Pitti Uomo 100 è all’insegna dell’inclusione e della valorizzazione della diversità di ogni creatore. Ogni brand ha una storia da raccontare, un percorso valoriale ambizioso, idee, progetti per salvaguardare il territorio e preservare l’artigianalità. I nomi dei 15 brand protagonisti al Salone M della Fortezza da Basso sono: Arbo (Francia), Connor McKnight (Usa), Dni (Perù), Federico Cina (Italia), Monad London (Regno Unito), Myar (Italia), Ordinary Disorder (Austria), Patchouli Studio, Reamerei Stories, Woo e Wuuls (tutte realtà italiane), Uniforme (Francia). In più, per questa edizione, presentiamo due capsule molto importanti: la prima di Patrick McDowell che ha coinvolto Katharine Hamnett, la paladina della moda eco fin dagli anni ’80, per una collezione di slogan T-shirt chiamata “Help” per esprimere, a chiare lettere, le difficoltà della fashion industry inglese causate dalla Brexit. La seconda presenta la speciale capsule “Overland” Vitelli x Bonotto, realizzata nella forma di 3 arazzi e una capsule prodotta con le prove di tessitura della Bonotto, azienda leader dei tessuti e con una produzione sostenibile d’eccellenza, e gli scarti di tessuto Doomboh (100% filo rigenerato).

Per questa edizione abbiamo pensato a un take over della Fortezza con una speciale performance live (oggi, 30 giugno alle 16, Scala della Sala della Scherma), realizzata con una coreografia inedita, a cura di performer di discipline agonistiche come parkour, poppin, krump e bike acrobativa, per svelare le collezioni di tutti i designer.

*Fashion journalist e curatrice del progetto Sustainable Style