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Parigi Fashion Week, Dior celebra Niki: il genio è donna

Stravagante, eccentrica e ribelle. Sfila la collezione di Maria Grazia Chiuri dedicata all'artista franco-americana Niki de Saint Phalle

di EVA DESIDERIO - Inviato a Parigi
Ultimo aggiornamento il 26 settembre 2017 alle 23:33
Parigi, la sfilata Dior (LaPresse)

Parigi, 26 settembre 2017 - Naomi Watts, Kristin Scott Thomas, Marisa Berenson, Natalia Vodianova, Eva Herzigova, Bianca Jagger, Laura Morante, le giovani e bellissime Vera e Viola Arrivabene Gonzaga. E un uomo sempre affascianante come Giancarlo Giammetti. Tutti in prima fila, tra duemila invitati dal mondo, per la sfilata dell'estate 2018 di Dior per la collezione femminile e al tempo stesso molto intellettuale disegnata da Maria Grazia Chiuri primo direttore creativo donna della celebre maisono di Avenue Montaigne che quest'anno festeggia 70 anni,. Con Dior cominciano alla grande nove giorni di sfilate per il pret à porter che chiudono la tornata delle collezioni per l'estate che verrà che ha già toccato New York, Londra e Milano. 

Una donna stilista che ama riflette sulle donne, sul momento attuale della condizione femminile e su tutto quello che è stato, e soprattutto, non è stato. Un viaggio nella realtà e nell'utopia che non può non coinvolgere Maria Grazia Chiuri, che torna a parlare di femminile e di femminismo attraverso una collezione ispirata alla ribellione, alla fragilità, al talento artistico e alla sfrenata energia immaginifica di Niki de Saint Phalle, artista internazionale ribelle, unica donna del Nouveau Realisme, che da giovane era stata anche modella per Life e Vogue, poi regista e scultrice e nella maturità autrice di quelle Nanas coloratissime che tanto hanno raccontato dell'immaginario femminile.

Per non parlare poi del Giardino dei Tarocchi a Garavicchio. Nel tendone piazzato dentro il giardino del Museo Rodin Maria Grazia Chiuri ha voluto ricostruire una di quelle opere dove Niki stessa abitava, tra cemento e specchi frantumati, mandando in passerella ragazze spregiudicate nelle gonne plissé di tulle trasparente nero e giallo, nero e fuxia, nero e arancio, aperte sulle gambe sotto tutine mini effetto mosaico, e provocatrici con abiti da fiaba con tanto di mostro ricamato sul seno.

“Perchè non ci sono state grandi artiste?”, si domanda Maria Grazia Chiuri riprendendo il titolo del libro di Linda Nochlin del 1971 e ragionando sul fatto che nessuna bambina e anche nessuna donna “si sognerebbe ancora oggi di diventare Michelangelo”. La frase in inglese campeggerà sulle nuove t-shirt femministe di Dior. 

L'artista franco-americana, donna molto ispirante e moderna, amava la moda e nell'archivio di Dior Maria Grazia ha ritrovato tante lettere e foto scambiate con Marc Bohan, direttore artistico della maison di Avenue Montaigne dopo Yves Saint Laurent, che testimoniano di un'amicizia e di un legame con l'eleganza. E' del 1968, in piena rivoluzione femminile, che Niki si fa ritrarre in Marocco sopra un cammello tutta Dior vestita, fin sul cappello, inviando l'immagine al caro sarto per suggerirgli di progettare solo per lei altri pezzi couture.

Lei era stravagante, eccentrica e di una fragilità psicologica derivata dal un tentativo di abuso del padre, banchiere, all'età di 11 anni - spiega Maria Grazia Chiuri - ed è come se in fondo dopo di questa tragedia fosse rimasta sembre un po' bambina. Ecco i calzettoni e gli stivali di rete in passerella, coi vestitini infantili e fragili, le scarpette di vernice nera o rosa, i pois e i cuori che aveva disegnato per Niki proprio Bohan”. 

Una sfilata che vuole suggerire anche alle donne di oggi, specie alle giovani, di vestirsi in un modo artistico, con una maglia di lana infeltrita che sembra una tavolozza di colori, con gonnelloni denim un po' hippie a stampe d'arte, con le stampe “sparate”, per quella bambina un po' ribelle che fatica a crescere che vive nell'animo di tante donne. Chiuri riflette e racconta: “Cambiano le linee degli abiti perchè cambiano le donne, non viceversa. La moda non può essere solo tendenza. E se oggi le donne sono cambiate a noi stilisti il compito di cambiare la moda. La rivoluzione l'hanno fatta le donne non gli stilisti. Se sono cambiate i designer si devono adeguare. Dobbiamo combattere contro idee preconcette, quelle che siano gli altri a farci cambiare. E Niki dimostra che il genio non è solo maschile! E che nella vita ognuna deve giocarsi le sue carte”.

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