La sfilata di Stella McCartney a Parigi
La sfilata di Stella McCartney a Parigi

Parigi, 3 marzo 2020 - Arrivi all’Opera Garnier e ti salutano allegramente un mare di pupazzi che ti invitano al defilé con una piccola pianta da portare a casa. Siamo alla Paris Fashion Week 2020 nel mondo di Stella McCartney, la prima stilista ad aver creduto e poi subito professato il diktat per la moda ecosostenibile. Già nell’invito elettronico mucca e toro fanno l’amore e ti sorridono, memori delle scene di accoppiamenti da Arca di Noè di una passata presentazione. Il messaggio è chiaro, non fate male alla Natura, agli animali, alla Terra. Logico che i tessuti e i materiali per la donna del prossimo inverno siano tutti sostenibili, dalle lane dei tailleur bouclé al montone vegano spettinato di morbidi pellicciotti, la pelle anch’essa vegana crudelty e PVC free, anche per scarpini a punta e borse a sacchetto.

Animaleschi e primitivi anche collane e spille, sul revers delle giacche-camicia per lui. "Ho ripensato alle silhouette di Erté – dice Stella che conserva viso e corpo da adolescente – che ho conosciuto quando ero bambina e a queste forme di sono ispirata". Collezione ben riuscita e come sempre equilibrata con gli abiti leggeri e sciolti come tuniche coi disegni originali che Stella ha potuto replicare dall’archivio di Erté. Tute morbide, giacconi col collo chiuso ad astuccio con una punta di saggia severità, poncho di maglia bianca, chemisier con la gonna a fazzoletto, mantelle in ecopelle la serata. Fra i colori preferiti da Stella il blu, qualche tocco di nero, il terra, il noce, l’argilla, il sabbia e tutti i toni dei minerali, il lilla e lo zenzero. Nel gran filata i pupazzi giganti e saltellanti sfilano con le modelle che ridono, e strappano applausi tenerissimi. Perché Stella stavolta insegna che forse finalmente c’è una coscienza nuova sui temi dell’economia e del rispetto per tutti gli animali.

Nella maison della McCartney stavolta senza il mitico padre Paul, il backstage è chiuso, i tempi e l’ombra del Coronavirus lo impongono per la salute di modelle e degli addetti ai lavori ma qui a Parigi gli show continuano senza interruzioni e a porte aperte.

Solo due marchi hanno deciso finora di non sfilare (Agnes B. e APC), tutti gli altri riempiono le sale. Il pubblico però è un po’ troppo vario, quasi spariti i compratori, specie gli americani, i cinesi, i coreani e gli italiani, i giapponesi modaiolissimi stringono i denti e mostrano i biglietti, sguazzano di gioia gli influencer più esibizionisti e alcuni travestiti in cerca di gloria. Meno gente dunque e cancellazioni a raffica negli hotel, nessuna fila nei ristoranti storici come Lipp su la Rive Gauche o come Caviar Caspia alla Madeleine. Sembra di essere tornati ai tempi bui della Guerra del Golfo o al dopo Bataclan.

Sono donne forti come alcune eroine del cinema quelle tratteggiate da Clare Waight Keller, direttore creativo di Givenchy, che ha sfilato all’ippodromo e al freddo abiti e cappotti neri, nocciola, bianchi e rosso ciliegia. Come sempre bellissima la sfilata in un ambiente tutto luci e cemento di Sacai, marchio giapponese al top della creatività disegnato dalla stilista Kitose Abe che ha un senso altissimo e raffinato della modernità. Per Sacai meno piumini stavolta e più Couture con cappotti/mantelle di organza, lana e tessuti inglesi maschili, in un gioco di tayloring che fa invidia alla tradizione. Una Lady Dress in abiti da sera fino a terra o con il pantalone-gonna: pur conservando forme e dettagli, una scomposizione dei pezzi mai vista, in tanto verde militare e marrone cioccolato.

C’è Rick Ovens in prima fila da Giambattista Valli e accanto a lui François-Henri Pinault presidente di Artemis, società di famiglia che partecipa il brand dello stilista romano che a Parigi ha raccolto un grande successo col coraggio di fondare il suo marchio da indipendente. Nella lotta tra i giganti del lusso Giambattista ha vinto la sfida per la maestria e coerenza del suo lavoro. Molto attraenti i pezzi da sera in paillettes nere e ramage d’oro che ricordano antiche chinoiserie e i paraventi Coromandel, belli i cappottini e gli abiti bon ton rosa pesca, il denim trattato con l’abilità della Couture, i completi neri con la giacca da uomo portati coi cerchietti infiocchettati. La Parisienne di Valli è una donna libera e indipendente "anche sessualmente" spiega lo stilista che infatti mixa fili di perle e scarponi.