La sfilata di Gucci per l'estate 2020
La sfilata di Gucci per l'estate 2020

Milano, 22 settembre 2019 - Oggi è cominciata la nuova era di Gucci, ed è come se il brand arrivato allo zenit del successo e della fama e degli onori del fashion tirasse una riga bianca tra il prima e il dopo questa collezione per l'estate 2020. Una rivoluzione estetica nel segno della semplificazione, ma sempre alla maniera di Alessandro Michele, più ispirato che mai. Ed è come se fossimo a teatro con un Gucci atto primo e un Gucci atto secondo. E quest'ultimo, che è andato in scena nell'immensa sala-garage di via Mecenate, è stato una vero evento di purificazione, che si è chiuso col rumore di una risacca marina, che tutto si porta via e tutto ci riconsegna.

Nel mezzo un bilancio da record grazie alla guida visionaria del presidente Marco Bizzarri e alla genialità del direttore creativo Alessandro Michele, in stato di grazia per lucidità e capacità di suscitare più di una emozione. Gucci fa un'operazione di sbiancamento, come di azzeramento per ripartire ancora con più vigore e potenza, primo marchio nei desideri del popolo del fashion dopo la rivoluzione lussureggiante e lussuriosa di Alessandro Michele che ieri ha illuminato la sua nuova era.

"E' lo show della Rinascita", ha detto lo stilista, sommerso dagli applausi e dai commenti positivi. Più di un giornalista e un compratore hanno detto: "Parigi è già spacciata con questo Gucci, prima di cominciare". Prima sorpresa il tapis roulant che si muove coi modelli fermi, imprigionati e ieratici nelle tute e nelle camicione bianche, chiuse dietro come camicie di forza, icone di tutte le divise costrittive del potere. Un'immagine potente che fa tornare in mente la forza dirompente e disarmante della semplicità intelligente di Martin Margiela (quello vero, indimenticabile), però con la forza comunicativa del pensiero di Michele.

Poi comincia la sfilata vera, con le idee del nuovo stile Gucci senza più patch e lustrini, eccessi e lussi esagerati, nessun orpello se non la scintilla e l'attitudine che verrà. "Ogni volta è più difficile e complicato - racconta Alessandro Michele - e mi sono molto emozionato perché con questa sfilata ho raccontato la mia passione per la moda che è una scelta misteriosa alla quale non resisto. Sì, c'è una ripulitura rispetto alla mia stessa archeologia, ci sono gli anni Novanta e Settanta di Gucci coi quali faccio incontrare il mio mondo".

Un cortocircuito, uno show nello show, la scelta di essere selettivi nella sottrazione, nell'idea di essere sexy. "Puoi fare sesso con la moda - scherza Alessandro Michele - e la sfilata ti procura come un orgasmo". E per questo l'unica scritta su borse e abiti è Gucci Orgasmique, quasi una nuova libertà di stile. In passerella lui porta il ventaglio e la clutch e lei il frustino, quello delle clienti ricche che frequentano l'universo equestre del brand da sempre che Alessandro mette in mano "a una ragazza che esce da un club, prechè seguire la moda è un po' da pervertiti, la moda è un luogo di grande potere".

Lo stilista è netto nello spiegare la sua filosofia e il suo lavoro: "Io non produco vestiti, non sono un servo del mercato. Io uso la mia immaginazione". Che lo porta a infilare i rossetti nella cartuccera sul braccio, che presenta un uomo elegante e come ripulito formalmente ma esaltato nella mascolinità dei colori, per lei un abito lungo viola alla Florinda Bolkan, la borsetta-micio, lunghi trasparentissimi e voluttuosi come il primo abito completamente nude-look. La borsa vedette è la Gucci Horsebit 1955, le scarpe sono ballerine a punta, lui sfoggia il loden rosso, le la sottoveste da spogliarellista, lo zaino è solo l'imbracatura per portarsi a spasso nella vita il cuscino dei sogni e dei pensieri più belli e romantici.