Kaia Gerber interpreta la donna Chanel
Kaia Gerber interpreta la donna Chanel

Parigi, 4 marzo 2020 - Finisce con una mitragliata di grandi marchi della creatività e del business questa lunga tornata della Paris Fashion Week per l’inverno 2020-2021 che ha riconfermato Parigi come capitale delle idee. In Italia vince però il prodotto sicuro utilissimo in questi tempi incerti e una manifattura d’eccellenza che per abiti e accessori non ha eguali al mondo. Insomma, l’asse Milano/Parigi si arricchisce e si completa a vicenda per l’abbigliamento femminile.

Semplicemente meravigliosa la sfilata di Alexander McQueen con la direzione artistica della brava e visionaria Sarah Burton che incarna l’anima elegante e lo spirito sommamente British del brand che è di proprietà del Gruppo Kering e che sta andando a mille. Merito dell’esclusività di pensiero di Sarah che coi suoi dello staff stilistico ha fatto un romantico viaggio nel Galles e nelle sue tradizioni tessili. In collezione motivi figurativi di colombe, una pantera, un cavallo ricamati a mano in un disegno patchwork.

Lo schema è ispirato alla trapunta dei sarti allegorici al Museo nazionale di storia di St Fagans, Amgueddfa Cymru - National Museum Wales. Cucita a mano in dieci anni dal 1842, è stata realizzata dal maestro sarto James Williams e comprende oltre 4.500 patch. Le trapunte dei sarti gallesi erano fatte di flanella recuperata, prelevata da campionari e divise militari. Ed ecco cappotti impeccabili a coda di rondine con tessuti da antiche fabbriche Galles e abiti in pelle patchwork romantici come una musa di una poesia di Dylan Thomas. Orli asimmetrici, corpetti scolpiti sul seno, capelli verniciati di rosso, imbracature di pelle su abiti di corte in taffetas, camicie bianche sublimi e scarponi duri, la fiaschetta del whisky legata alla vita, catene di cuori e pizzi bianchi spalancati sulla pelle nera. E la poesia di McQueen incanta. Grandi risultati e grandi progetti per il marchio: in Italia aperture a Milano in via S. Andrea e a Firenze in via Tornabuoni.

Al Grand Palais tra i vapori e un set stranamente semplice che si adatta al momento di assenza di americani, cinesi, giapponesi e coreani per il Coronavirus, sfila Chanel tra tanti controlli di sicurezza. Virginie Viard rinfresca il brand e fa sfilare le modelle come se passeggiassero spensierate. Punto forte i pantaloni e tanti cappotti, molto nero, tanto bianco e nero, bianco assoluto e una punta di rosa, bottoni e bottoni d’oro, un’orgia di bottoni anche sul lato dei pantaloni, dalla coscia alla caviglia. Tornano le perle, le camelie, i bracciali a manetta, la borsa diventa un secchiello. Da Chanel ad ogni spacco sveli umore e vanità e Kaia Gerber e Gigi Hadid sfoggiano gli shorts di jeans, gli stivali moschettieri neri e marroni, le camicie bianche col jabot di piume. Convince Virginie Viard con questo prêt-à-porter tutto da comprare.

Al tennis club di Parigi sfilano i ragazzi e le ragazze di Lacoste, col tocco saggio e sapiente di Louise Trotter, direttore creativo del brand che in Italia è distribuito da Manifatture Colombo spa. Terza collezione già matura e con l’occhio attento al mercato, con Bella Hadid che apre il defilé in un completo dritto e rigoroso verde coccodrillo e mocassini. Tante le gonne a pieghe midi, le tute chic, i trench over, lui col classico Catania blu e lei con gilet a scacchi, per borsa una mini sacca da golf. Il coccodrillo Lacoste spicca sulle eleganti camicie di seta, in formato maxi. Il Montgomery è più moderno in Green o giallo uovo.

Il Palais de Jena per Miu Miu si riempie di un tappeto di decori anni Quaranta. Miuccia Prada ripensa al divismo di quegli anni e al glamour di spacchi per gonne lunghissime, scollature nude-look, borse a mano. La diva stropicciata di Miu Miu vive di giorno come di notte con bluse di organza tempestate di cristalli, porta capelli a onde e occhi truccati a coda di rondine. Ai piedi ballerine di Mongolia rossa, per il freddo la pelliccia di finta volpe argentata, per essere sexy il vestito a balloon di taffetas nero che porta Kaia Gerber, la più gettonata.

Chiude in modo insuperabile la fashion week di Parigi Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton alla Cour Carrée del Louvre. In scena 200 personaggi dal 1500 al 1950 vestiti dal premio Oscar Milena Canonero, in abiti sontuosi che raccontano il fascino del tempo. Cantano in coro e intorno a loro si alzano i fumi della memoria. In passerella tra gli applausi gonne tutù con grandi ruches, stivaletti cowboy, pantaloni da motociclista e boleri ricamati di vernice che sembrano usciti da un quadro di Goya. Ritratti di moda e di oggi che abbracciano la storia della moda per un grandissimo Louis Vuitton.