Milano, 16 settembre 2014 - Domani sarà un gran giorno per Patrizia Reggiani Gucci, la vedova di Maurizio Gucci che da un anno è tornata a casa dopo 17 anni di carcere a San Vittore con l'accusa di essere stata la mandante dell'assassinio nel 1995 dell'erede della dinastia Gucci prima che passasse in mano arabe e poi francesi. Accuse da lei sempre respinte, dicendosi vittima essa stessa di un complotto. Sarà un gran giorno perchè tornerà alla vita pubblica questa signora mora sempre elegante, un tempo elegantissima e coperta di tutto il lusso del mondo per la sua posizione sociale e le sue frequentazioni nel mondo del fashion, perchè presenterà in via Magnagni da Bozart la sua capsule di quattro borsette e quattro bijoux per la prossima estate elaborati in questi ultimi 4 mesi mentre nell'azienda milanese segue il programma di reinserimento ogni pomeriggio dalle 14 alle 18. 

"E' bellissimo lavorare, e poi nella moda, è sempre stato il mio sogno ma per ragioni di famiglia quando ero giovane ho dovuto rinunziare - spiega Patrizia Reggiani Gucci davanti alle borse coloratissime con un prezioso plissè di pelle che ricorda le ali del suo amatissimo pappagallo Bo dal quale non si separa mai - Ora grazie al mio avvocato, Danilo Buongiorno, che ha trovato questa soluzione con la famiglia Manca proprietaria del marchio Bozart sono qui per imparare e per liberare la mia fantasia". Vestita di rosa gira per lo showroom con Bo sulle spalle e intorno ai capelli che tiene ancora lunghi e sciolti, sottide tranquilla, perfettamente a suo agio, ma non per presunzione o superbia. Se le domandi se il lavoro aiuta a dimenticare il passato e la tristezza non ha esitazioni e risponde: "Io non ho niente da dimenticare!". Parla volentieri delle sue figlie, Allegra che ha già un bambino e Alessandra che è incinta adesso per la prima volta, felice come ogni nonna. "Mia madre mi ha tanto aiutato a crescerle", racconta Patrizia Reggiani Gucci che ricorda anche gli anni in galera dal punto di vista tenero degli animali. "MI facevano uscire ogni giorno, potevo prendere aria, così aveva deciso il direttore del carcere e potevo tenere con me anche un furetto che poi purtroppo è morto e che si chiamava Gelsomino. Con una amica che stava in cella al piano terreno tenevo bada a 9 gatti ed è stato molto bello. Ora c'è Bo, il mio pappagallo che mi ha ispirato anche per le mie borse che presenterò al pubblico domani".
I ricordi del carcere e dei tanti anni lontano dalla famiglia si fanno sentire anche sul viso di questa donna un tempo assai piacente ed ora d'aspetto curato e molto normale. "In  fondo ho portato una ventata di eleganza a San Vittore, io portavo i tacchi e tante altre detenute mi hanno imitato".