Installazione di Roger Vivier
Installazione di Roger Vivier

Parigi, 28 febbraio 2020 - Cinque sensi e cinque colori (giallo olfatto, verde vista, rosa tatto, arancione gusto, blu udito), più il sesto senso che ognuno sviluppa a suo modo in uno spazio misterioso tutto nero. È il mondo incantato, ironico e divertente di Roger Vivier per il prossimo inverno messo in scena con la regìa del direttore creativo Gherardo Felloni in un hotel particulier di grande fascino pieno di fiori e di curiosità. La presentazione molto raffinata e leggiadra si intitola Sensorama e serve per entrare nei sogni di Felloni, che ieri ha compiuto 40 anni, e in quel mondo femminile lussuoso e super raffinato che racconta una storia di eleganza senza fine.

Prima sorpresa le gambe delle donne in formato gigante tra le quali si fa fotografare Cristina Ricci, grande amica di Gherardo, mentre tutto intorno brillano i sandali Vivier Queen, aggiornamento di quelli creati negli anni dal fondatore del brand per la regina Elisabetta II d’Inghilterra, nel giorno della sua incoronazione. "I classici non vanno buttati via, vanno resi contemporanei – dice Felloni che sfoggia come sempre magnifici collier d’epoca – per questo ho rifatto i cuissardes alti alla coscia che Roger aveva inventato. Sono pezzi unici, ricamati, ornati di frange o di piume, capolavori della manifattura italiana. Come le dodici borse d’alta moda Viv Cabas in limited edition".

Il brand, proprietà dal 2015 di Diego e Andrea Della Valle, ha brillato nell’ultimo bilancio 2019 con un fatturato cresciuto a due cifre, come racconta l’amministratore delegato Maria Cristina Lomanto, che ora punta allo sviluppo di piccoli accessori come il porta iPhone con la fibbia di cristalli, i bracciali, gli orecchini e le tiare da moderna principessa. In soli cinque anni Vivier ha corso una magnifica sfida, confermandosi tra i brand più affascinanti e di successo su tutti i mercati del mondo.
Alla sua quarta collezione Felloni, vero scenografo dell’evento, ingrana la marcia del glamour con le scarpe che profumano, nella stanza dell’olfatto, messe sotto la campana di vetro, con lo stivale da pioggia Viv Tempete, con la bag portaborraccia da sera, con due damine Marie Antoinette con le teste di gatto nella stanza tutta rosa del tatto dove trionfa la Mini Vanity di velluto. Marco Assaggia (nome d’arte) cuoco biondo da Mantova porge petali di rosa glassati e bignè all’azoto.

Nell’ultima stanza Sensorama solo cuissardes ricamati perfino di perle che faranno furore tra le ricche modaiole. "Le nostre scarpe della stagione, le Cuissardes Belle Vivier, si ispirano agli stivali che Monsier Vivier aveva realizzato nel 1967 per Brigitte Bardot, facendone un simbolo di artigiani specializzati, dal taglio di ogni singola frangia di cuoio al posizionamento meticoloso di ogni piuma. Ci vogliono dodici ore per realizzare un paio di queste rare creazioni", racconta il sempre più bravo Gherardo Felloni.

Dries Van Noten

Suggestivo e intrigante come sempre lo stile di Dries Van Noten che ha sfilato all’Opera Bastille. Qui al pubblico sono state offerte per la prima volta le mascherine anticontagio. In passerella la sensualità intelligente di Dries che ama il velluto e il broccato, le forme over ma equilibrate, i colori densi, le forme godet, le cappe di lana mohair turchesi, i byker di orsetto viola. La sera sfavilla col colletto di ruches di paillettes sulla giacca maschile, i fiori sono gli iris riletti col filtro colto della Secessione.

Paco Rabanne

Alla Conciergerie Julien Dossena cambia l’anima di Paco Rabanne ma conserva il fascino della maglia d’acciao e d’oro per cotte da sera che coprono con una cuffia anche la testa delle modelle e blindano il viso nei confini delle frange di metallo. Passi sinuose nelle stanze delle ultime e cupe ore di Maria Antonietta, non solo in cotta da armatura ma anche in broccati settecenteschi, pizzi da cortigiana delicatissimi e lindi, severi completi Richelieu, cappotti ricamati come livree di fiori e di alloro dorato. Nel nuovo Paco Rabanne ci sono accenti medievali e rinascimentali, opulenze d’ancien regime e ricordi moschettieri.