Eleganza orientale nei modelli del libanese Elie Saab (Ansa)
Eleganza orientale nei modelli del libanese Elie Saab (Ansa)

Parigi, 23 gennaio 2020 - Ribellione borghese nell’haute couture con John Galliano, sommo maestro che sta rivoluzionando l’universo di Maison Margiela Artisanal portandone i codici all’esasperazione creativa come ieri per la sfilata d’alta moda nel Marais, in un palazzo in restauro e perciò sbertucciato che John ha voluto verniciare di un intrigante fuxia.
Ha ragione di sorridere soddisfatto Renzo Rosso che con il suo gruppo Otb possiede la maison nata nel mito del minimalismo e ora nelle mani di Galliano divenuta università dello stile più trasgressivo e sorprendente, con abiti capolavoro di intelligenza e di sapienza sartoriale, ma alla maniera di questo Artisanal co-ed con donne tutto un languore stridente e uomini ancora in erba coi vestiti dei nonni portati con gesto ribelle e ancora imbastiti, volutamente imperfetti, come il cappotto classico color ferro che vorresti rubare dalla passerella tanto è bello e potente.

Magia della couture che vede Galliano per Maison Margiela spingere ancora l’acceleratore sul riciclo dei tessuti, alcuni come scorticati e bucati ossessivamente, seducenti ad avvolgere il corpo e a scoprire le spalle con glam anche per l’uomo, sempre in pantaloni al ginocchio con sopra mezza gonna gessata.

Certo questa è una haute couture che spezza le catene dell’ovvio ma finalmente provoca emozioni e sorprese come quando a reggere i capelli delle modelle sono quattro foglie di cavolo dipinte a mano, come una cuffia tutta natura. Felice e avviata sicuramente al successo la collaborazione con Reebok per la mitica Tabi di Margiela che diventa grintosissima sneakerscon InstapumpFury per i modaioli più scatenati. Alla fine tanti applausi ma Galliano anche stavolta non si fa vedere.

C’è gran festa e grande affetto e ammirazione nel backstage di Valentino: tutte le sarti e i sarti del favoloso atelier di Piazza Mignanelli si fanno intorno al direttore creativo Pierpaolo Piccioli e con lui brindano al successo sicuro della collezione per la prossima estate presentata ieri sera con quella ieraticità e quella classe insuperabile che tutto il mondo riconosce al brand fondato da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti ed ora nelle mani del Fondo Sovrano del Qatar. Che in questi anni ha dato le ali al marchio per volare nel mondo del lusso, credendo più che mai nella forza dell’haute couture. "Ho pensato più che mai quanto l’alta moda sia legata al sogno – spiega Pierpaolo Piccioli – che è espressione dell’inconscio. E questo è molto vicino al lavoro di atelier che è sperimentazione, ore e ore di lavoro, tenacia e coraggio. Voglio dare luce a quello che è nascosto, arrivando alla radice più semplice di quello che sfila".

La collezione Valentino dunque non ha una ispirazione particolare ma è lo stesso processo creativo di Piccioli a fare la differenza, la sua capacità, la sua intuizione, la sua totale fascinazione per il lavoro delle mani che fanno l’atelier. E il rispetto per l’alta moda storica, quella di Yves Saint Laurent, di Valentino, di Balenciaga. "Il mio tema è la collezione stessa – dice Piccioli – io non sono schiavo di un racconto, lo storytelling non mi piace perché è la moda il mio linguaggio e la mia libertà, la mia è la couture dell’inconscio individuale".

Grande lavoro ed enfasi d’atelier anche da Givenchy con concerto in diretta e musicisti appesi ai pali del Refèctoire des Cordellers. Clare Waigth Keller rende omaggio ad Hubert de Givenchy e ai suoi amati giardini con gli abiti bocciolo di fiori gialli, risveglia la memoria d’archivio anni Sessanta di immensi cappelli, di balze esagerate di plissè, di onde di organza, di abiti specchiati, di smoking da ballo e di una sposa in prezioso macramè candido che ha il volto bellino di Kaia Gerber.

Grande sentimento e molto romanticismo da Viktor & Rolf che rilanciano il patchwork di abiti fatti di scampoli e di avanzi, in grande trend sul basta al consumismo che sembra essere il nuovo vangelo dello stile. E ieri sera il grande spettacolo per l’addio alle scene del fashion da parte di Jean Paul Gaultier.