La moda tricolore lancia la sfida a Parigi
La moda tricolore lancia la sfida a Parigi

Parigi, 1 luglio 2019 - Sempre più facce e talenti italiani all’Haute Couture parigina che fino al 3 luglio tiene banco nei luoghi del mito dell’eleganza lungo la Senna con un tripudio scintillante di sfilate ed eventi mondani come non si vedeva dagli anni Ottanta. Segno della salute di questo settore nodale del lusso cosmopolita che trova in Parigi la sua capitale riconosciuta e temuta, perché qui non si scherza e la couture o la fai bene, con tutti i crismi, o non esisti.

Lo sa bene Giorgio Armani che sfilerà domani al Palais de Tokyo con l’Armani Privé e poi sempre qui darà un raffinato dinner. Come lo sanno bene da Dior, nell’atelier storico di Avenue Montaigne dove stasera la direttrice artistica della maison Maria Grazia Chiuri riceverà il titolo di Cavaliere della Legion d’Honneur dalle mani della ministra della Parità di genere Marlène Schiappa, dopo che alle 15 avrà mostrato al mondo la collezione d’alta moda per il prossimo inverno. Un onore questo della Legion meritatissimo e abbastanza ricorrente nel mondo dello stilismo visto che ne sono stati già insigniti Ralph Lauren, John Galliano, Giorgio Armani, Valentino Garavani e Alber Elbaz.

Quest'ultimo, dopo aver lasciato burrascosamente la maison Lanvin che aveva tanto brillantemente rilanciato, torna a lavorare in Italia con Diego Della Valle che lo ha chiamato per la nuova capsule Tod’s-Elbaz che verrà presentata ufficialmente qui a Parigi domani. Dunque ancora un colpaccio dei Della Valle che hanno colto un notevolissimo successo da alcuni anni con le scarpe e le borse di Roger Vivier, che hanno in Gherardo Felloni il loro deus ex machina stilistico. Senza dimenticare Pierpaolo Piccioli che disegna Valentino che chiuderà mercoledì queste giornate parigine dopo la sfilata d’alta moda con un gran ballo; il veneto Giovanni Bedin famoso per l’elogio del corsetto; la sfilata di Schiaparelli di oggi (brand italiano perché della famiglia Della Valle) con il nuovo stilista il texano Daniel Roseberry, e quella di Antonio Grimaldi che veste da Roma le più belle e ricche principesse dell’Arabia Saudita e del Kuwait. Italiano anche il patron di Maison Margiela disegnata da John Galliano: è l’imprenditore re dei jeans e ora anche della couture Renzo Rosso. Insomma il nostro tricolore sventola, e non poco, sull’haute couture come non mai.

Sabato sera con la sfilata Resort 2020 ha brillato anche Miuccia Prada con la sua festa con defilé per questa colorata precollezione donna all’Ippodromo di Auteuil, precedute da una vera corsa al galoppo con puntate e tanto di premi. Sulle tribune dell’ippodrono al Bois de Boulogne per il Gruppo Prada ha primeggiato per scaltra e dilagante femminilità la donna di tutte le età che sceglie Miu Miu, la giovanissima con gli shorts e il doppio cappello un po’ berretto da baseball e sopra un po’ ampio corsaro, e la signora con le scarpe dal tacco di sughero e il soprabito invidiatissimo di tweed spinato al maschile. Miuccia per la sua sfilata Jockey guarda agli anni ’40 per le spalle con maniche à jambon, i collaretti di pizzo bon ton, le zeppe rigate sui calzini anch’essi rigati, ripensa i Settanta delle minigonne per i miniabiti di luce per la sera, rimpiange gli anni Ottanta con le donne che mostrano le spalle, simbolo del potere femminile che sboccia in quegli anni, con le giacche di pelle color verde o caramello.

Sfila Kaia Gerber ed è subito la conquista della bellezza in fiore. Sempre ieri altri due italiani alla gloria dell’alta moda. Al Pavillon Ledoyen Letizia Moratti appare felice al defilé del figlio Gabriele Moratti, detto da tutti Bebe, che quando esce per gli applausi guarda al cielo e manda un bacio al papà Gianmarco che non c’è più. Un momento di tenerezza in una sfilata molto glam, questa del marchio Redemption, con modelle bellissime in abiti da sera sontuosi e cortissimi, con rose che si fanno drappo e top, come nel modello assai bello rosa tempestato di cristalli. Trentatré modelli che fanno dire a Bebe Moratti "questa è Couture!" sulle note di Vivaldi mixate con l’heavy metal.

Poetico come sempre, straniante e splendidamente soave, Maurizio Galante che da oltre vent’anni ha scelto di vivere e lavorare a Parigi. Collezione coltissima che getta un ponte tra gli spagnoli invasori e gli indios e che sceglie il Messico come terreno di colori e di ricami, ma soprattutto di emozioni per il lavoro intorno ad un oggetto tradizionale come il Resplandor, sorta di mantellina da bambino che ritualmente indossavano un tempo le donne tra plissé delicatissimi e cornici di paglia intorno al viso. Infine un salto fuori Parigi, in Provenza, dove Jacquemus presenta la collezione Resort con grande raffinatezza fra i campi di lavanda.