di Raffaello Napoleone* Si potrebbe dire “dov’eravamo rimasti?”, ma non sarebbe giusto. In quest’ultimo anno e mezzo in cui le manifestazioni di Pitti Immagine sono state “assenti dalle scene”, quelle delle fiere cosiddette “in presenza”, in realtà molto è cambiato, molto abbiamo imparato e molto abbiamo fatto. Ora che Pitti Uomo, Bimbo e Filati ritrovano finalmente la loro presenza usuale, lo faranno però in un modo un po’ diverso. Non solo perché l’emergenza sanitaria ancora in corso ci costringerà a misure straordinarie di prevenzione, ma anche perché...

di Raffaello

Napoleone*

Si potrebbe dire “dov’eravamo rimasti?”, ma non sarebbe giusto. In quest’ultimo anno e mezzo in cui le manifestazioni di Pitti Immagine sono state “assenti dalle scene”, quelle delle fiere cosiddette “in presenza”, in realtà molto è cambiato, molto abbiamo imparato e molto abbiamo fatto. Ora che Pitti Uomo, Bimbo e Filati ritrovano finalmente la loro presenza usuale, lo faranno però in un modo un po’ diverso. Non solo perché l’emergenza sanitaria ancora in corso ci costringerà a misure straordinarie di prevenzione, ma anche perché questi 18 mesi di intenso lavoro solo tecnologicamente mediato hanno avuto conseguenze importanti che potremo valutare a pieno solo in futuro.

Di certo torneremo con gradualità alla tecnologia primaria e insostituibile delle fiere: quella dell’incontro fra persone, del guardare-sentire-toccare-gustare le cose, dello scambio diretto di idee, sensazioni e suggestioni. Ma assieme a questo – e sempre meglio e in forma sempre più intrecciata e molecolare – si svolgeranno le attività che abbiamo realizzato durante tutto questo tempo attraverso Pitti Connect, la piattaforma evoluzione del nostro impegno ultradecennale in campo digitale. Un impegno che la pandemia ha ulteriormente stimolato ed esteso.

Grazie a Connect e grazie anche alla maggiore sensibilità che la pandemia ha diffuso in tema di sostenibilità ambientale, di qualità più smart nel lavoro e nella vita, di attenzione globale agli effetti meno positivi della globalizzazione (nell’economia come nel turismo), torneremo probabilmente a fiere migliori di prima: a manifestazioni ancor più belle e caratterizzate per selettività, segmentazione, ricerca stilistica e di comunicazione; per relazioni sempre più strette e continue tra organizzatori, espositori e operatori professionali; per intersettorialità della proposta espositiva e culturale; per collaborazioni con altri soggetti e istituzioni della moda; per sinergie creative con la città.

Non faremo più caso a termini come “phygital”, neologismo che combina realtà digitale e realtà fisica delle fiere, perchè fisico e digitale non sono due poli ma ormai solo momenti diversi di una quotidianità in cui i nostri device elettronici sono strumenti di relazione, lavoro, informazione, divertimento, espressione personale, ricerca, cultura, organizzazione del tempo. Le manifestazioni torneranno da una parte ad aprirsi alla vitalità e serendipità dell’esperienza delle antiche piazze dei mercati e dall’altra all’investimento su una dimensione sempre più seduttiva, raffinata, essenziale. Qualcosa di analogo sta avvenendo del resto anche nel retail messo temporanemente in crisi dall’e-commerce. Un anno e mezzo fa tutto questo era molto meno chiaro. Ora che ripartiamo sapremo e dovremo metterlo bene a frutto.

*Amministratore Delegato

di Pitti Immagine