Un momento della sfilata Gucci (Ansa)
Un momento della sfilata Gucci (Ansa)

Milano, 19 febbraio 2020 - Il foglio protocollo, di nuovo, diventa il depositario dei sogni e delle verità di Alessandro Michele. Per una cartella stampa, quella di Gucci per l'inverno 2020-2021, vergata a mano e autografata alla fine con la sola firma Alessandro, con una grafia lineare ma svolazzante, chiara ma con alcune nette cancellazioni. Un racconto che poi si rivela un film, il film della moda secondo Gucci, con lo svelamento in presa diretta di questo "accadimento magico capace di sprigionare incantesimi" come scrive lo stilista, protagonista col presidente e ad del brand del mito Marco Bizzarri di una excalation straordinaria dell'ultimo bilancio 2019 che ha toccato i 9 miliardi e 600 milioni di euro.

"La sfilata è un'azione liturgica che sospende l'ordinario, caricandolo di un sovrappiù di intensità", come scrive Alessandro Michele agli 800 ospiti del defilé (assenti tutti i clienti e la stampa cinesi rappresentati da un pugno di influencer che con le loro chat hanno fatto da ponte diretto tra Milano e la Cina), con in prima fila il presidente del Gruppo Kering al quale appartiene Gucci, con tanti vip come Benedetta Barzini, ormai la più bella testimonial con turbante azzurro di paillettes in compagnia della figlia Irene, Achille Lauro che ha spopolato coi look Gucci all'ultimo Sanremo, Marina Cicogna, Ginevra Elkann, Benedetta Porcaroli, Dakota Jonson, Petra Collins, Florence Welch, Lou Doillon.

Sessanta uscite, 50 donne e 10 maschi, in uno show di potenza rivoluzionaria perché Alessandro Michele stavolta ci ha portato "dentro" la moda e i suoi riti, mischiando glamour e fatica umana, rivelando cosa c'è davvero dietro alla sfilata. Si entra nel backstage del trucco con le modelle in accappatoio che poi nel buio entrano in sala e salgono su una pedana rotante circondata di vetri che fanno da filtro con pubblico, anch'esso protagonista di questo set. La voce di Federico Fellini, "con la sua voce piccola, da bambino" come la definisce Alessandro, racconta la religione del cinema, il film che è "un rituale" proprio come questa straordinaria e a tratti commovente sfilata di Gucci. Sulla musica del 'Bolero' di Ravel vestiaristi e vestiariste, parrucchieri e truccatrici, tutti i membri dell'ufficio stile Gucci sono all'opera nel backstage svelato e "nudo", mentre Alessandro Michele segue tutto sui video, anche lui in pedana. Poi alla fine del rito ecco i modelli schierati, uno ad uno, chi con l'abito da bambina col colletto di pizzo bianco, chi col vestito ottocentesco, chi un po' hippy con la cuffia e la sciarpa lunga di mohair, i cappelli che sembrano usciti da un quadro fiammingo, i maschi coi pantaloni di velluto smeraldo, le donne con la Jackie d'oro.

Di meraviglia in meraviglia, in presa diretta, con tanto di abito 'pretino' che ricorda la Dolce Vita e Ava Gardner, vestita dalle Sorelle Fontana nel 1955. "La moda è una cosa sacrale, un meccanismo complesso - spiega Alessandro Michele - e la sfilata è la fine del racconto che per forza di cose si deve fermare. Ho messo addosso alle modelle il crocifisso perchè è un simbolo di appartenenza, per noi come per i religiosi. Dopo la passerella di gennaio per l'uomo ho ripensato anche qui all'infanzia, a quanto le mamme vestivano i figli alla perfezione, perché il mondo dei bambini è perfetto! E' libero. E io l'infanzia non me la voglio dimenticare".