Moda

La memoria e le avventure per guardare all’oggi. Ognuno è quel che ha vissuto, e non si fa più imporre niente da nessuno, neanche in fatto di stile. Ed ecco finalmente gli uomini, sulla passerella di Giorgio Armani che chiude alla grande questi giorni di Milano Moda Uomo con una lezione di eleganza contemporanea che conforta e rassicura. Uomini in doppiopetto a otto bottoni, «già vestiti» come spiega Armani, «tranquilli perché non devono mettere per forza sotto la camicia e il gilet come quando indossano la giacca a tre bottoni». Basta una camicia in tinta con il completo grigio o blum, o una maglia rosso rubino o verde smeraldo. Revers a lancia e spalle disegnate bene, per regalarsi una fisicità tonica e quella maschia bellezza alla quale Giorgio Armani tiene da sempre.
 
Nessuna tentazione di massimalismo o di eccesso di decoro, qui c’è il puro dna del brand che riconosci al primo sguardo: pantaloni sciolti, fluidi, stretti alla caviglia su scarponcini forti, cappotti senza frivolezze in tessuti preziosi ma non esibiti, aspetti opachi come segnati dalla patina del tempo. Tutto è elegantemente discreto come nella tradizione, grande ed eccelsa, di Giorgio Armani. «La sera la interpreto col velluto che resta il più bel tessuto del mondo – racconta lo stilista che saluta nel parterre Alex Zanardi, Jamael Westman, Luca Bigazzi, Francesco Scianna, Filippa Lagerback, Filippo Magnini, Giuseppe Vicino e Matteo Lodo – e anche il più emozionante per i suoi bagliori. E naturalmente punto sul nero, altrettanto bello e affascinante».
 
Sempre per la sera e per lo smoking la possibilità di mettere o no il papillon (sempre piccolo ed essenziale), sostituendolo se si vuole essere ancora più personali con il collo della camicia che ha in sé un’anima di filo di metallo che permette di “aggiustarlo” e di metterlo come uno vuole, alto, basso, arricciato, a cratere. Dettagli di eleganza delicata, mai urlata, sempre perfetti e inguaribilmente nuovi
 
Molta attenzione alle pellicce, sempre ecologiche e dalla catena alimentare, ai giubbotti di pelle da aviatore in marrone scuro con pantaloni grigi, alle scarpe grintose col carrarmato, alle sacche-maxizaino da globettrotter metropolitano, alle giacche di maglia come quelle che alcuni anni fa Giorgio Armani aveva realizzato per David Beckham. Nella Babele del fashion nel Teatro di via Bergognone non si perde mai di vista la meta del prodotto bello e rispettoso, di quella marcia in più che è la semplicità raffinata del colore-icona, il Greige, caposaldo dell’immagine armaniana, Piace e convince infine il costante abbinamento tra pantaloni jogging sempre più chic e doppiopetto sartoriali, un modo per avvicinare al nuovo classico anche i giovanissimi a caccia di una loro identità oltre a parka e felpe. Ragazzi belli in passerella, facce pulite, senza orpelli, l’immagine sana e i capelli addirittura pettinati con la riga da una parte.
 
Il grande Giorgio Armani dopo questa sfilata al maschile si prepara per volare a Parigi, dove martedì prossimo sfilerà la sua alta moda con l’Armani Privè.

di EVA DESIDERIO

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