Lunedì 15 Luglio 2024
CEDITORIALI
Moda

Contro la fast fashion: Slow fiber e le decisioni Ue

Le aziende italiane si uniscono per promuovere il cambiamento nel settore tessile, sostenute anche dai recenti provvedimenti Ue

Telaio per la tessitura della seta

Telaio per la tessitura della seta

Da ormai molto tempo, il tema della sostenibilità si sta facendo spazio anche nella moda. Produttori e consumatori sono sempre più sensibilizzati verso scelte responsabili, in primis contro la tanto dibattuta fast fashion. I prezzi quasi stracciati rendono appetibili abiti e accessori mediocri, proposti da un settore che alletta gli acquirenti interpretando le tendenze del momento. A farne le spese, però, non è solo la qualità dei prodotti acquistati, ma anche e soprattutto le condizioni di lavoro dei lavoratori che forniscono la manodopera a un costo irrisorio, nonché l'impatto ambientale. A monte del problema, partendo dall'inizio della catena di produzione, ci sono le materie prime utilizzate combinate con le tecniche di produzione, dall'altro c'è la problematica dell'accumulo, sia della merce invenduta che di quella indesiderata.

Le stime Ue

Il settore tessile è considerato il quarto più inquinante d’Europa, ma è anche tra i peggiori nell’abuso di acqua e per emissioni di gas serra. Sono circa 5,8 milioni di tonnellate i prodotti tessili buttati ogni anno in Europa. Ciò significa che, mediamente, ciascuno compra ventisei chili di vestiti per buttarne undici. Ancor più sconsolanti sono i numeri che indicano la frequenza di utilizzo dei capi e la percentuale di riciclo, che si attesta intorno al tredici percento. Il tutto, secondo il report della Commissione Europea dal titolo "Textiles and the environment in a circular economy: the role of design in Europe's circular economy".

Contro gli sprechi, arriva Slow fiber

Per far fronte ai problemi derivanti dalla fast fashion, è nata Slow Fiber una rete tematica che mira al cambiamento produttivo e culturale nel settore tessile. Il progetto nasce da un'idea di Dario Casalini, ex professore di diritto pubblico, ora al timone dell'azienda di famiglia, il Maglificio Po, che produce maglieria di qualità con filiera verticalmente integrata dal filo al capo finito. Sorta dall'incontro tra Slow Food e sedici realtà tessili italiane, la rete Slow Fiber cerca di creare consapevolezza nei consumatori, divulgando informazioni sull'impatto dei prodotti tessili non solo sull'ambiente, ma anche sui lavoratori e sulla salute dei consumatori. Come Slow Food in passato ha dato vita al movimento che si contrappone al fast food, il nuovo progetto crea un parallelismo tra alimentazione e tessile, dando alle aziende produttrici e ai consumatori la possibilità di prendere le distanze dalla fast fashion. Come spiega il manifesto di Slow Fiber, l'essere umano ha il diritto e la necessità di vestirsi e di manifestare, attraverso l’abito che indossa, la propria personalità. Consapevoli del fatto che eliminare il consumismo non è possibile, si può però modificarne il corso. Per fare ciò, la rete Slow Fiber punta a coniugare estetica e etica con consumi consapevoli di prodotti durevoli. Il modello produttivo che accomuna le aziende incluse nel progetto è dunque fondato sulla qualità e sulla circolarità. Un concetto che ben si riassume nei valori del progetto: sano, bello, pulito, durevole, buono, giusto.

La risoluzione Ue

L'attenzione per l'ambiente e i diritti umani in campo tessile è un tema che è stato di recente sollevato anche dalla Commissione europea. La commissione ambiente del Parlamento europeo ha infatti approvato le nuove raccomandazioni "per una produzione circolare e sostenibile dei tessuti". Si tratta di una serie di norme che dichiarano guerra alla fast fashion, puntando alla salvaguardia dell'ambiente e al rilancio della moda europea. Tra le richieste degli eurodeputati, il divieto alla distruzione degli invenduti, che obbliga le case di moda a tenere in commercio le vecchie linee, ma anche l'introduzione di un passaporto elettronico per le merci, che fornirà ai consumatori informazioni sul ciclo produttivo.