I tessuti leggeri e colorati di Armani privè
I tessuti leggeri e colorati di Armani privè

Parigi, 22 gennaio 2020 - «Il tessuto nella cultura tessile della tintura ikat non è mai definito, è mosso, fa filtrare quello che c’è sotto, ha l’effetto di una nuvola. E infatti ikat significa proprio nuvola", racconta Giorgio Armani mentre accarezza gli abiti da sera superlativi del suo Armani Privé che ieri sera ha sfilato in una location in Place Vendome con una collezione ricchissima per la prossima primavera-estate.

"Stavolta questa alta moda è un po’ meno dedicata alla classica cliente della couture e più a una donna che va a uno spettacolo – dice mentre sfilano 78 modelli tra gli applausi – C’è intrigo ed emozione nei pantaloni e nelle giacche doppiate di tulle ricamato sulle fantasie più forti, negli abiti da sera con la silhouette che segue il corpo, nelle frange di perline multicolor che danzano sui corpetti. L’effetto non è mai definito e per questo v’è un grande accento sulla sofisticatezza". Rigoroso e perfezionista, Giorgio Armani definisce ogni uscita, controlla le acconciature tutte uguali delle modelle, un caschetto nero che mette in bella evidenza gli orecchini-gioiello, ama mostrare volti belli ma quasi senza trucco per lasciare tutta l’attenzione sull’abito dove è il ricamo prezioso a trionfare. "Non mi piace la violenza di mischiare le fantasie" racconta lo stilista che presenterà la precollezione ad aprile a Dubai, "meglio la pulizia".

La sfilata di Giorgio Armani Privé

Una sfilata questa di Armani Privé che è nata dal ricordo di un altro defilé, a Milano nel 1990 al Palazzo del Senato quando Giorgio fece sfilare tre capi-coperta proprio in stampa ikat. "Ho ripensato a quel grosso tessuto e al mondo che rappresenta, ai paesi dove è una tintura tradizionale e antica", continua Armani che ha fatto sfilare anche scarpe ricamate come gioielli e borse stilose e preziose. "Ho diluito l’esotismo nella materia, un po’ meno nelle forme", e confida che quando crea una collezione pensa sempre prima ai tessuti e poi ai modelli.

Un viaggio nella bellezza di atmosfere e mondi lontani, con la maestria del lavoro di atelier che ha mixato verdi pavone e bluette, rossi e neri, una tavolozza delicata di neutri. Nel finale un colpo di luce, con l’abito da ballo bianco a stampe ikat rosse, il corpino di canottiglie rosse e nere che esalta la bellezza e la grazia della modella. Nel mezzo una enciclopedia di stile armanissimo, di giacche di ogni forma sempre piuttosto corte e vicine al corpo, di pantaloni a tutta seduzione. Un Armani Privé di una forza elegante e rara, fresco e giovane, un etnico attualissimo per uno stile senza tempo.

Un modello di Virginie Viard per Chanel (Ansa)

Al Grand Palais Virginie Viard, direttore creativo di Chanel e erede del sapere di Karl Lagerfeld, ha fatto ricostruire il chiostro delle suore del convento cistercense dell’Abbazia di Aubazine in Corréze, con l’orto di spezie e fiori e le lenzuola bagnate stese ad asciugare tutto intorno.
Un luogo di quiete dove ha vissuto da bambina e da adolescente Gabrielle Chanel, ma anche un luogo di ricordi strazianti di solitudine e povertà, di rigore e obbedienza. A quegli anni lontani è tornata Virginie Viard per le sue orfanelle tenerissime, in collarette di pizzo e calze candide, scarpette stringate e nessun gioiello o vezzo, tranne la bellezza del cast delle modelle. Tanto bianco e nero, come nelle stanze del convento di Coco, pennellate di tenerezza nei colori dei tailleur che ricordano le vetrate della chiesa, abitini neri col colletto bianco virginale, gonne di tweed doppiate di velo nero ecclesiale, collegiali austere anche in abito da sera, fino alla sposa candida in chemisier al ginocchio.

Sontuosa l’esposizione di Giambattista Valli Couture all’Orangerie de le Tuilerie, con abiti di sogno su manichini ammirati anche dagli studenti che hanno fatto la fila al freddo per entrare. Li ha voluti lo stesso Giamba, con gesto democratico tra le ricche clienti, per ammirare gli abiti da sera tutti piume e ruches che ricordano i colori del mare e dei giardini d’Italia.
A sorpresa irrompe nell’haute couture la meraviglia di un immenso diamante da 1758 carati acquistato da Louis Vuitton, si chiama Sewelo, viene dal Botswana e verrà tagliato ad Anversa con un lavoro di quattro mesi.