Martedì 16 Luglio 2024
COSTANZA CHIRDO
Magazine

Zemeckis & Hanks. Divi ringiovaniti con l’IA e un’inquadratura fissa. La rivoluzione è “Here“

I protagonisti di “Forrest Gump“ di nuovo insieme a trent’anni dal trionfo da Oscar. La pellicola ispirata alla graphic novel di culto realizzata da Richard McGuire . .

Zemeckis & Hanks. Divi ringiovaniti con l’IA e un’inquadratura fissa. La rivoluzione è “Here“

Zemeckis & Hanks. Divi ringiovaniti con l’IA e un’inquadratura fissa. La rivoluzione è “Here“

Da un regista che con la sua filosofia sull’uso “realistico“ se non “invisibile“ degli effetti speciali ha rivoluzionato la storia del cinema, arriva un film sulla graphic novel che ha cambiato la storia del fumetto. Il regista di Forrest Gump (1994) e Cast Away (2000) Robert Zemeckis, 72 anni, a novembre porterà in sala Here, il film basato sul capolavoro ideato e disegnato da Richard McGuire.

Le prime immagini della pellicola, rilasciate in questi giorni da Sony, stanno facendo discutere per un fatto in particolare: gli interpreti Tom Hanks, 67 anni, e Robin Wright, 58 anni (già in coppia trent’anni fa in Forrest Gump), appaiono sullo schermo "ringiovaniti di decenni".

Here (in italiano Qui, pubblicato da Rizzoli Lizard) di McGuire è una storia – e ha una storia – particolare. Il protagonista del fumetto, presentato nella prima vignetta, è l’angolo di una stanza – il “qui” dove tutto succede, che è precisamente il salotto d’infanzia dell’autore. Ogni azione successiva è ambientata “qui”, in quell’angolo, visto sempre dalla stessa prospettiva ma in momenti diversi nel tempo, a partire dal 1957 – anno di nascita di McGuire. Apparsa per la prima volta nel 1989 in bianco e nero sulla rivista americana Raw, che aveva dato a Here uno spazio di sei pagine, per un totale di 36 vignette, la storia scardinava completamente la tradizionale narrazione grafica lineare, presentando quell’unico spazio fisso in diverse dimensioni temporali, popolato da diversi personaggi.

Come spiega Fumettologica, McGuire ebbe l’ispirazione originaria per la storia guardando l’interfaccia grafica dell’allora neonato sistema operativo Windows, in cui era possibile visualizzare sullo schermo diverse “finestre”. Così l’autore illustrava i fatti svoltisi in uno unico posto, "in un arco di tempo ampio praticamente quanto la storia dell’umanità intera", garantendosi illimitate possibilità narrative. La pubblicazione di sei pagine su Raw è stata solo l’inizio di una storia molto più lunga, pubblicata da Pantheon Books negli Usa in un unico volume di circa 300 pagine solo nel 2014.

In un lavoro di circa 25 anni, McGuire non ha incrociato solo dimensioni temporali diverse, ma anche stili, registri grafici, decostruendo e ricostruendo l’architettura della tavola continuamente. L’opera ha avuto grandissima influenza su autori e fumettisti, tra cui Chris Ware, autore di Jimmy Corrigan e Building Stories.

Per portare Here sugli schermi, Zemeckis ha fatto una scelta di regia tanto interessante quanto potenzialmente complicata: tenere la videocamera fissa in un punto, per tutto il tempo delle riprese. "La prospettiva non cambia mai, ma cambia tutto ciò che è intorno – ha detto il regista a Vanity Fair –. Non è mai stato fatto prima. Penso sia un modo interessante per meditare sulla mortalità, sul tema universale che tutto è di passaggio".

Per questo motivo, la decisione di impiegare sistemi di de-invecchiamento digitali basati sull’intelligenza artificiale (IA) su Hanks e Wright, che nel film appaiono in un arco temporale che copre circa 80 anni delle loro vite. Nonostante per adesso il pubblico non si sia dimostrato entusiasta di fronte all’impiego di sistemi di IA per rendere gli attori più giovani, Zemeckis è sicuro della sua scelta perché è funzionale per la storia.

Il regista americano è rinomato storicamente per il suo utilizzo di nuovi effetti speciali, in film come Ritorno al futuro (1985), Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1988), La morte ti fa bella (1992) o Le verità nascoste (2000) – e ovviamente Forrest Gump, con cui vinse 6 Oscar, tra cui anche proprio quello per gli effetti speciali. "Nella mia testa, sono solo un’estensione dell’illusione del cinema – diceva il regista al Los Angeles Times nel 1994, parlando degli effetti speciali nel film – nel futuro più vicino saranno comuni quanto un microfono su un set".