Iva Zanicchi, 81 anni, insieme all’amica di una vita Milva. La “rossa” è morta ieri, a 81 anni,. a Milano: era malata da tempo
Iva Zanicchi, 81 anni, insieme all’amica di una vita Milva. La “rossa” è morta ieri, a 81 anni,. a Milano: era malata da tempo
di Claudio Cumani "L’altro giorno mi è capitata tra le mani una vecchia foto in bianco e nero: ci siamo io, Mia Martini, Gigliola Cinquetti, Caterina Caselli, Ornella Vanoni, Milva... Eravamo a un Disco per l’estate di tanti anni fa, tutte giovanissime. Mamma mia, che nostalgia". Iva Zanicchi non può non abbandonarsi al flusso dei ricordi in questi giorni in cui in tanti le chiedono di parlare di Milva, l’amica di una vita. "Mi sono commossa – racconta – per il messaggio che lei mi ha mandato nei mesi scorsi mentre mi trovavo ricoverata in ospedale per Covid. Sapevo che non stava bene e quelle parole così affettuose mi hanno toccato". Quando ha conosciuto Milva? "Capitò nella sede Rai di Bologna dove ero andata sperando in un provino. In sala d’attesa vidi una ragazza con una sorta di cofana in testa e...

di Claudio Cumani

"L’altro giorno mi è capitata tra le mani una vecchia foto in bianco e nero: ci siamo io, Mia Martini, Gigliola Cinquetti, Caterina Caselli, Ornella Vanoni, Milva... Eravamo a un Disco per l’estate di tanti anni fa, tutte giovanissime. Mamma mia, che nostalgia". Iva Zanicchi non può non abbandonarsi al flusso dei ricordi in questi giorni in cui in tanti le chiedono di parlare di Milva, l’amica di una vita.

"Mi sono commossa – racconta – per il messaggio che lei mi ha mandato nei mesi scorsi mentre mi trovavo ricoverata in ospedale per Covid. Sapevo che non stava bene e quelle parole così affettuose mi hanno toccato".

Quando ha conosciuto Milva?

"Capitò nella sede Rai di Bologna dove ero andata sperando in un provino. In sala d’attesa vidi una ragazza con una sorta di cofana in testa e un bel naso. Cominciammo a parlare. Arrivò un impiegata per dirle che aveva vinto il concorso per le Voci nuove della Rai e scoprii che era Milva. L’avevamo votata anche io e mia mamma, era la nostra cantante preferita. Aveva il numero 30, lo ricordo ancora. Mi madre l’adorava, me l’ha sempre portata ad esempio".

Poi il rapporto si consolidò?

"Ci ritrovammo in varie occasioni. Passammo insieme anche una settimana a Napoli per il festival e ogni sera andavamo a cena noi due sole. Io a tavola mi concedevo ogni cosa, lei non andava oltre la bistecchina. Ricordo che mi disse: “Vedrai che balena diventi a 50 anni“. Milva era così, ligia e rigorosa".

Perché lei, Mina, Milva siete sempre state amate dal pubblico? Come mai siete entrate nell’immaginario?

"Era un’epoca molto particolare quella in cui siamo arrivate al successo, un’epoca nella quale la canzone italiana conquistava il mondo e la melodia veniva rivestita in modo moderno. Tutte noi eravamo alla ricerca di qualcosa di più alto. Io ho studiato e letto tanto, mi sono avvicinata ai canti antichi ebraici e alla musica brasiliana, ho frequentato poeti come Ungaretti e artisti come Manzù. Milva si è confrontata con Piazzolla, Berio. Kurt Weill. E ha lavorato con Strehler. Eravamo pervase dalla curiosità e dal desiderio di arricchirci culturalmente".

Quella febbre c’è ancora? Quel fenomeno è replicabile?

"In questo momento esistono brave cantanti ma i tempi cambiano. Una volta si partiva dalla voce, oggi un discografico guarda come ti poni e che look hai. Milva aveva una voce scura, era un contralto straordinario che giocava sulle note basse. Quando saliva lei sul palco non ce n’era per nessuno".

Eravate l’aquila di Ligonchio, la pantera di Goro e la tigre di Cremona. Non c’era invidia fra di voi?

"Allora non si badava al gossip, non c’è mai stata rivalità. E per me questa regola vale ancora: adesso tifo Pausini per gli Oscar. Come fai a essere invidiosa di una come Mina che ha squassato lo schema tradizionale dell’interprete o di una come Milva posseduta da un talento straordinario? Vede, oggi è tutto cotto e mangiato ma la nostra palestra sono state le balere e le feste di piazza. È quello che ci consente di cantare a 80 anni come se ne avessimo 30".

L’Italia ha riconosciuto il talento di Milva?

"Adesso che è morta è salita sugli altari ma negli ultimi anni era stata completamente dimenticata. Non uno special in tv, non un omaggio. È un’artista che ha dato tanto, che ha cantato ovunque senza microfono rischiando di usurare le corde vocali. Sono stata molto legata alla sua famiglia quando era sposata con Maurizio Corgnati. Per il lavoro ha sacrificato la sua vita privata".

Da Sanremo a Canzonissima, vi siete comunque trovate spesso in gara l’una contro l’altra. Come andava?

"Ognuna di noi stava con la propria casa discografica e Milva in particolare era sempre riservata ed educata. C’era stima e affetto. Ho sempre pensato che il brano più bello che ha fatto è stato Canzone scritto da Don Backy e portato a Sanremo con Celentano nel ‘68. Molto tempo dopo ho voluto che partecipasse a tutti i costi a un programma che facevo su Retequattro, Ed io fra di voi. Si trovava in Germania, mi disse che veniva, l’appuntamento in studio era alle 14. Cinque minuti prima era già lì".