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15 giu 2022

Yehoshua, lo scrittore “figlio“ di De Amicis

Morto a 85 anni il romanziere israeliano, legatissimo all’Italia e al libro “Cuore“. L’impegno con Oz e Grossman per la pace con i palestinesi

15 giu 2022
lorenzo guadagnucci
Magazine
Abraham Yehoshua è morto ieri a Tel Aviv. Sotto, fra David Grossman e Amos Oz
Abraham Yehoshua è morto ieri a Tel Aviv. Sotto, fra David Grossman e Amos Oz
Abraham Yehoshua è morto ieri a Tel Aviv. Sotto, fra David Grossman e Amos Oz
Abraham Yehoshua è morto ieri a Tel Aviv. Sotto, fra David Grossman e Amos Oz
Abraham Yehoshua è morto ieri a Tel Aviv. Sotto, fra David Grossman e Amos Oz
Abraham Yehoshua è morto ieri a Tel Aviv. Sotto, fra David Grossman e Amos Oz

di Lorenzo Guadagnucci L’omaggio più bello che uno scrittore possa ricevere, gliel’ha rivolto ieri, nel giorno della morte, Elena Loewenthal, autrice e traduttrice di molti scrittori israeliani: "Dai libri di Yehoshua si esce con più umanità rispetto a prima". Abraham Yehoshua si è spento ieri a Tel Aviv, all’età di 85 anni, ed è stato giustamente salutato come "uno dei maggiori scrittori contemporanei", senza altri aggettivi o specificazioni: era israeliano e al suo tormentato paese ha dedicato romanzi, saggi, interventi e pensieri, ma la sua vocazione letteraria è sempre stata universale. Ha scritto romanzi storici, ha indagato l’identità ebraica e il conflitto con i palestinesi, ma l’attenzione maggiore di Yehoshua è sempre stata per le persone, per i rapporti di coppia, per le relazioni familiari e di comunità. Perciò i suoi romanzi – tradotti in tutte le principali lingue, letti e premiati in mezzo mondo – hanno più chiavi di lettura e molteplici vie d’accesso alle trame e alle psicologie dei personaggi; in più occasioni sono stati portati al cinema. Il successo internazionale arrivò per lui nel 1977 con L’amante, ritratto di una coppia negli anni della guerra dello Yom Kippur, un romanzo sui sentimenti e la difficoltà di comunicazione, con uno sguardo al muro invisibile cresciuto fra ebrei e arabi israeliani. Ne Il signor Mani, uscito nel 1989, da molti considerato il suo capolavoro, ha scavato all’indietro per cinque generazioni in una famiglia di ebrei sefarditi. In Un divorzio tardivo, del 1982, l’attitudine a rappresentare la massima pluralità di punti di vista trova espressione nelle voci, una per capitolo, che convergono a raccontare la stessa vicenda, il ritorno in Israele dagli Stati Uniti dell’ormai anziano Yehudà al solo fine di divorziare dalla moglie, internata in un ospedale psichiatrico. Nato a Gerusalemme in una famiglia sefardita – il padre Yaakov intellettuale discendente di ...

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