Scambio di messaggi in una chat di WhatsApp
Scambio di messaggi in una chat di WhatsApp

WhatsApp può leggere i messaggi che gli utenti si scambiano nelle chat, nonostante, come dichiara la stessa app di messaggistica ogni qual volta si inizia una nuova conversazione, ogni dialogo sia completamente crittografato (con tecnologia end to end) e quindi sia impossibile, se non per gli interlocutori, conoscere il contenuto dei messaggi. La durissima accusa arriva da ProPublica, un’organizzazione giornalistica americana che indaga su questioni di interesse pubblico.

La crittografia end to end è davvero sicura?

La sicurezza delle app di messaggistica è da sempre al centro di un acceso dibattito a livello mondiale. Quasi tutte quelle che utilizziamo quotidianamente (comprese WhatsApp e Telegram), per proteggere la privacy delle conversazioni tra gli utenti utilizzano la crittografia end to end, un sistema di comunicazione cifrata nel quale solo le persone che stanno chattando possono leggere i messaggi.
Si tratta di un modello di protezione considerato sicuro ma che, secondo l’indagine da parte di ProPublica, consentirebbe comunque a WhatsApp di leggere i messaggi tra gli utenti. L’agenzia giornalistica a stelle e strisce ha anche presentato una denuncia nel 2020 alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti.

L’accusa a WhatsApp

Secondo l’agenzia investigativa statunitense, WhatsApp avrebbe creato vari team (circa mille persone in tutto), con uffici in varie parti degli Stati Uniti, con il compito di analizzare i messaggi che l’intelligenza artificiale dell’app di proprietà di Facebook e gli stessi utenti segnalano come problematici. Si tratta di quelle conversazioni (ma anche di foto e video) che vengono identificate come improprie dagli utenti e dall’IA. Sono poi gli stessi membri del team di WhatsApp – sempre secondo la ricostruzione di ProPublica - ad etichettare le stringhe a seconda della loro natura: spam, frode, pedopornografia o terrorismo ad esempio.

La risposta di WhatsApp

Dopo le accuse e la successiva denuncia alle autorità americane, è stato Carl Woog, direttore delle comunicazioni di WhatsApp, ad ammettere l’esistenza del team dedicato a catalogare i messaggi che gli utenti segnalano sulla chat. Interpellato da ProPublica, Woog ha spiegato che “esistono dei team di appaltatori che esaminano i messaggi per identificare e rimuovere i contenuti illeciti. Ma – si legge ancora nella replica del dirigente - WhatsApp è un'ancora di salvezza per milioni di persone in tutto il mondo. Le decisioni che prendiamo sono sempre incentrate sulla privacy anche quando preveniamo e limitiamo gli abusi".