Foto: Bold Films/Killer Films/Andrew Lauren Productions
Foto: Bold Films/Killer Films/Andrew Lauren Productions
Cosa succede quando diventi improvvisamente una pop star di successo? Una possibile risposta potremo averla grazie al dramma 'Vox Lux', con Natalie Portman protagonista: il film esce nelle sale cinematografiche italiane giovedì 12 settembre, a un anno di distanza dalla presentazione all'interno del concorso principale del Festival di Venezia 2018. Il tempo trascorso fra l'anteprima e la distribuzione è la spia di un prodotto non completamente riuscito e difficile da piazzare, ma che ha nella sua protagonista un valore aggiunto innegabile.

Vox Lux, tutto sul film

La trama è suddivisa in due momenti temporali diversi: uno ambientato nel 1999 e l'altro nel 2017. Al centro della prima parte c'è la peculiare serie di eventi che porta Celeste Montgomery a diventare da un giorno all'altro una pop star, mentre nella seconda la ritroviamo ormai navigata, ma anche profondamente segnata dagli eccessi di una vita sregolata.

Celeste Montgomery da adulta ha il volto della premio Oscar Natalie Portman ('Il cigno nero', 'V per Vendetta', 'Léon'). La sua versione giovane è interpretata da Raffey Cassidy (vista in 'Tomorrowland' e 'Il sacrificio del cervo sacro'), che recita anche nei panni della figlia della Celeste ormai cresciuta. Il manager della pop star è un altro volto famoso: Jude Law ('The Joung Pope', 'Cold Mountain', 'Il talento di Mr. Ripley').

Il regista e sceneggiatore di 'Vox Lux' si chiama Brady Corbet, 31enne statunitense nato come attore e poi passato dietro la cinepresa. Il suo film d'esordio è stato 'L'infanzia di un capo', che gli ha consentito di vincere il premio per la miglior regia al Festival di Venezia 2015, nella sezione Orizzonti. 'Vox Lux' rappresenta la sua seconda prova.

Il trailer doppiato in italiano



Com'è 'Vox Lux', le recensioni

Sul talento di Natalie Portman nessuno discute e la critica internazionale concorda nel ritenere che abbia fornito una marcia in più a 'Vox Lux'. Più sfaccettati i pareri sul film in sé, perché è in ultima analisi un dramma cupo sullo status cristologico delle pop star a fronte di una società smarrita e incapace, tra le altre cose, di premiare il talento: tema complesso, che Brady Corbet maneggia con sicurezza, ma senza riuscire a essere sempre impeccabile.

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